L’assalto dei fascisti alla sede della CGIL e la democrazia e la libertà da difendere sempre e ovunque

- Opinioni di Giovanni Festa
La sede nazionale della CGIL sfasciata
La sede nazionale della CGIL sfasciata

La routine elettorale di piccoli e nervosi personaggi sanniti in cerca d'autore nel tentativo di continuare a conservare alla città di Benevento l'oscurantismo della subalternità a una visione personalistica della politica in un sabato d'ottobre viene squarciata dalla ferita alla democrazia inflitta da una indottrinata fetta di popolazione (i 'no green pass'), per la quale la salute pubblica è condizione dipendente dalla libertà individuale e minoritaria di arrecarvi danno.

Godendo di una copertura mediatica in grado di offrire loro il classico quarto d'ora di celebrità e – chissà - un conseguente, possibile futuro da ribalta magari pure istituzionale alla fine; sollevati dalla responsabilità di ospitare una minoranza, facinorosa a dir poco, secondo la logica per cui i pochi non inquinano le buone ragione dei tanti – quando invece ne esprimono solo la posizione più 'avanzata'; assolti addirittura da una parte della politica che, in luogo di puntare il dito verso chi si macchia di atti violenti, preferisce per calcolo issare al rango di colpevole chi quella violenza non è riuscita a tenerla sotto controllo; la quantità umana ritrovatasi in corteo per le vie di Roma (e più su a Milano, con meno danni) ha offerto un motivo di ripulsa in più all'equilibrio nei giudizi e alla ragionevolezza di chi, per fortuna, la pensa diversamente.

Ma ha al tempo stesso fatto sì che la maschera cadesse favorendo l'identificazione della protesta con la volontà di prevaricazione, nelle sue varianti soffici e dure della violenza squadrista di marca fascista, culminata – in peggio - nell'assalto alla sede nazionale della Cgil e – in favore di telecamere - in risibili raffigurazioni ieratiche, doppiamente offensive nel loro ricalcare ben altro tipo di protesta (piazza Tienanmen).

Anche nel pieno di una campagna elettorale a Benevento, nel marasma di infantili cronache, nelle risse da pollaio animate dall'eterno ritorno di 'nani e ballerine', non va dunque mai sottaciuto o scarsamente valutato il pericolo che sempre incombe di un fascismo sia che esso s'esprima nella forma para-democratica della tolleranza che in quella meccanica della violenza.

Ecco, in questo piccolo mondo moderno che è la città di Benevento sospesa al filo del voto nella deriva generale del Paese, con la “vera stampa” impegnata a ricercare “notizie” facendosi ricettore di sussurri interessati o speciosi o irresponsabili, varrà almeno la pena ribadire pure in momenti come questi che coinvolgono, in fondo, e indirizzano la vita della comunità locale, il senso di una testimonianza (strutturalmente) avversa, quei valori di libertà e giustizia ed equità che nessuna patologia fascista, e sue filiazioni meno impattanti e addirittura amabili anche nell'urna elettorale, riuscirà mai a infettare.