Il Diario dell’Argonauta.38 – La statua della spigolatrice di Sapri e la polemica suscitata

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

Generazioni di scolari hanno mandato a memoria la poesia di Luigi Mercantini “La spigolatrice di Sapri”, che celebra la spedizione di Carlo Pisacane, dall’esito tragico, sbarcato nel 1857 nella cittadina cilentana per suscitare una rivolta antiborbonica.

Non a caso, il ritornello “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!” è tra i più celebri della letteratura italiana, visto che si imparava come si fa con la recita di fine anno o per l’onomastico del direttore...

Non ho fatto eccezione, anche per le forti influenze familiari, essendo stato mio padre un fervente mazziniano e soprattutto mia madre un’autentica cultrice di miti risorgimentali. Basti pensare che il tema all’esame di quinta elementare lo scrissi su Vittorio Emanuele II (sic!) e la mia definizione di “baffi procellosi” arrivò all’allora provveditore agli studi di Benevento; qualche settimana dopo, feci preparare a un adulto, che doveva sostenere da privatista l’esame di licenza media, la “Spedizione dei Mille” come argomento di storia a piacere!

La “Spigolatrice” è tornata d’attualità per una statua che la ritrae, commissionata dal Comune di Sapri e inaugurata alla presenza dell’ex Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Lo scultore cilentano Emanuele Stifano ha rappresentato la spigolatrice come una donna molto procace, dalle curve sottolineate da un vestito semitrasparente, che evidenzia soprattutto un fondoschiena sul quale si sono concentrati polemiche e sguardi…

Nelle intenzioni dell’autore, poiché la statua sarebbe stata collocata sul lungomare, la spigolatrice è mostrata come investita dalla brezza marina che le incolla addosso i vestiti. Sospetto che non sia riuscito nell’intento, a dar credito a commenti che parlano di “errori nelle proporzioni del corpo, mascella mascolina, posa da velina al bancone di Striscia la notizia”. Sinceramente, se non avessi conosciuto il titolo dell’opera, difficilmente avrei identificato la donna scolpita con una poverissima contadina di metà ‘800, che per sopravvivere si spezzava la schiena sotto il solleone per spigolare, cioè raccogliere nei campi arati le spighe sfuggite ai covoni.

Tuttavia, ho trovato un po’ eccessivi i toni vagamente “savonaroliani” di alcune donne con importanti ruoli politici nazionali, tra cui l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, con la richiesta di rimuovere la statua, definita “imbarazzante, maschilista, sessista, offensiva”.

Avrei continuato a disinteressarmi alla vicenda se, qualche sera fa, la mia amica Francesca non avesse postato una foto notturna dalla spiaggia di Sapri. “Sono stata a vedere la statua della spigolatrice e da donna non l’ho trovata per niente offensiva”, mi ha scritto.

Il fatto che una donna che viaggia molto, ama l’arte, vive la sua giovinezza non meno dell’impegno per il suo lavoro di pediatra, e soprattutto ha un carattere che si impone (di quelle che quando ci “giochi contro”, cosa sconsigliatissima, firmeresti per il pareggio), abbia espresso un giudizio così netto mi ha “consigliato” di farmi illuminare (è già nota ai lettori come “Luminosa”) e approfondire.

Innanzitutto, mi ha detto che a Sapri, andando verso Maratea, c’è una precedente statua della Spigolatrice, collocata su uno scoglio. Quando ne ho visto la foto, le ho fatto notare come, a mio parere, tra le due statue, fosse questa la più “erotizzata”, per la posizione prona e sdraiata della spigolatrice, con un fondoschiena decisamente in evidenza (sia pur coperto), per la postura delle gambe e per il fatto che il “giovine dagli occhi azzurri e dai capelli d’oro” potesse in definitiva raggiungerla solo arrivando alle sue spalle... Viceversa, la nudità fin troppo ostentata della nuova statua la svuota di una reale carica erotica.

Francesca l’altra sera ha fatto il percorso esattamente inverso rispetto a Pisacane e ai trecento della sua spedizione, che risalirono il Vallo di Diano per finire accerchiati a Padula dalle truppe napoletane ed essere massacrati dai contadini locali, ai quali erano stati annunciati come criminali comuni evasi dal carcere di Ponza (non me ne vogliano i cultori di storia patria ma il grosso degli uomini al seguito di Pisacane e Nicotera erano effettivamente tali). La mia amica è di Montesano e abbiamo letto che una sua concittadina, Rosa Perretti, spigolatrice autentica, fu uccisa da alcuni uomini della spedizione, probabilmente nel tentativo di opporsi a una violenza sessuale.

Nel chiedere la rimozione della statua, la senatrice Monica Cirinnà ha dichiarato: “uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati, nulla dice dell’autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l’oppressore borbonico”.

Non sono del tutto certo che la spigolatrice letteraria di Mercantini sia davvero un archetipo di donna che si autodetermina, o non sia piuttosto una donna che, priva di luce propria, la trae dall’eroe verso il quale si pone adorante.

Infine, semmai una spigolatrice cilentana avesse potuto davvero scegliere, ho il fondato sospetto che allora non sarebbe stata dalla parte dei “trecento giovani e forti”...