Le Comunali di Benevento e la situazione finanziaria dell'Ente vicina a quella del 1993 e di cui non c'è consapevolezza

- Opinioni di Pompeo Nuzzolo
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Giunti alla fase decisiva delle elezioni comunali di Benevento, maggiori delle analogie politiche con il 1993, sono quelle relative alla situazione finanziaria dell'Ente, con la differenza che allora la città era consapevole delle difficoltà di bilancio, mentre oggi perlopiù non ne ha la coscienza. Tralascio ogni riflessione sullo stato di confusione in cui versa la vicenda del dissesto finanziario, e vengo al bilancio di competenza che pareggia, da qualche esercizio, per l’eccesso di tassazione della Tari, cioè la tassa sui rifiuti, e per qualche escamotage sulla cassa.

La previsione eccessiva e il relativo sviluppo sugli incassi della Tari, non viene restituito ai cittadini nell’esercizio successivo, ma utilizzato per il pareggio del bilancio e quindi per la spesa corrente, comprese le feste, purtroppo.

È opportuno ricordare che la Tari pagata in ritardo va computata nell’esercizio di sua competenza per verificare il principio che la tassa non può superare il costo del servizio né in sede di previsione, né in sede di consuntivo.

Per rendere agevole la narrazione si parlerà solo della tassa aggiunta, deliberata dal Consiglio comunale di Benevento e non inserita nel Pef - piano economico finanziario- dell'Ente e, logicamente, non asseverata dall’ATO come costo e, conseguentemente, nemmeno come parte inseribile nella tassa da richiedere ai contribuenti.

La tassa che qui sarà esaminata è quella del 2021, il cui percorso procedurale, elaborato fin dal primo anno della consigliatura della giunta Mastella, è identico a quello utilizzato per gli esercizi passati.

L’Ato, organo nato per garantire ai cittadini la giusta tariffa da pagare per il servizio della raccolta e smaltimento dei rifiuti, con determina n. 133/2021, ha validato il piano finanziario per un corrispettivo complessivo lordo di € 16.238.405, ma non le tariffe.

L’importo validato dall’Ato è la misura massima che il Comune può ricavare come corrispettivo massimo dal servizio. Il piano comprende ogni costo; agevolazioni riduzioni e persino parte della mancata riscossione dei contribuenti che non hanno la possibilità di pagare. C’è già del welfare nella tariffa. Il recupero non va a favore dei cittadini ma a favore della spesa corrente del Comune.

Nel piano c’è anche una notevole cifra non compatibile con i costi, cioè l’Iva indetraibile, aspetto questo che meriterebbe un altro, specifico articolo. Vale, comunque, un altro milione di euro.

Il Consiglio comunale, dunque, avrebbe dovuto formulare le tariffe sul pingue piano validato dall’Ato, che meriterebbe un intervento a parte, ma non contento, per motivi di pareggio di bilancio e per insufficiente spesa corrente, aggiunge ai 16.238.405, approvati dall’Ato, un'ulteriore cifra di €1.809.524 per il recupero del gettito- riduzioni, che incide sulla determinazione delle tariffe le quali, è bene sottolinearlo, penalizzano le famiglie con molti figli. Le tariffe non sono elaborate sull'importo approvato dall'Ato, ma con la somma aggiunta del ml 1,8, sopra indicata per input dell'ammistrazione comunale.

Il Consiglio comunale, pur non avendo un potere di legiferare in materia di tasse, approva la tassa aggiunta, travestita da Tari, che è una imposizione nuova in aumento rispetto a quella determinata dall’Ato.

Il Consiglio comunale, sollecitato dalla Giunta e dalla necessità, sorta da diversi esercizi per il pareggio di bilancio, esercita un potere impositivo che non ha e che assomiglia a quello del venditore di semi, grande tradizione popolare beneventana, quando il medesimo, se sollecitato, aggiungeva una parte del misurino al ragazzo che comprava i semi allo stesso prezzo.

A mio avviso, quindi, l’aggiunta della tassa per recupero gettito, chiamato in modi diversi in quseti anni, votata dal Consiglio comunale uscente, in mancanza di ogni potere impositivo, rendo l’atto parzialmente nullo, per la parte aggiunta, consentendo ai contribuenti la possibilità di chiedere il rimborso di quanto non dovuto. Il milione ed ottocento euro più le tasse aggiunte, in media 1,7ml, di media per i precedenti 3 anni, sono una bella cifra sottratta al reddito del territorio e anche ai cittadini.