Una scheda, due diversi voti da esprimere per non vincolare il sindaco ai consiglieri. Il dovere di scegliere almeno il male minore

- Opinioni di Carlo Panella

Il titolo di questo articolo annuncia i due argomenti di cui tratta, scelti tra i vari possibili alla vigilia del tanto attese elezioni per il nuovo sindaco e il nuovo consiglio comunale di Benevento. La drastica selezione s’impone per obbligo di sintesi giornalistica.

1) La legge elettorale, inaugurata nel 1993, ha lo scopo principale di distinguere l’elezione del sindaco da quella del consiglio comunale. In precedenza, si eleggevano solo i consiglieri e questi tra loro ne sceglievano uno come sindaco, di fatto potendolo condizionare. L’attuale legge, invece, dà agli elettori il diretto potere di eleggere la guida della comunità. E rafforza questa potestà dei cittadini consentendogli di poter votare un sindaco a capo di una coalizione, pur votando sulla stessa scheda un candidato consigliere di un’altra coalizione.
Tra le due è l’elezione del sindaco quella principale, tant’è che lo stesso potrà poi scegliere i componenti della Giunta (gli assessori) tra le persone che ritiene più capaci. Non solo quindi il sindaco non è obbligato a sceglierli tra i consiglieri eletti, ma fissa per questi ultimi l’obbligo di dimettersi dalla carica per poter fare l’assessore. Cioè, li riporta sotto la diretta dipendenza del sindaco che può per ciò mandarli a casa senza che possano ritornare in consiglio. Il sindaco può finanche, dimettendosi, comportare lo scioglimento del consiglio e il ritorno alle urne.

Dunque, anche il 3 e 4 ottobre, centrale è l’elezione dei sindaci. Si vota barrando sulla scheda lo spazio con il nome del candidato sindaco prescelto, e scrivendo negli spazi riservati alle liste i cognomi dei candidati consiglieri (al massimo due e di genere diverso, una donna e un uomo). Non ha alcuna importanza se la lista sia o meno nella stessa coalizione del candidato sindaco prescelto: è quindi previsto il cosiddetto voto disgiunto per dare la massima libertà all’elettore nella scelta del capo dell’amministrazione civica. Per cui, se pure il cittadino dovesse essere “costretto” a votare un candidato consigliere, per vincoli di parentela, di rapporti professionali o lavorativi (ad esempio, verso medici, avvocati, commercialisti, datori di lavoro…), potrà comunque scegliere liberamente il sindaco, fuori dalla coalizione del candidato consigliere.

Il sindaco, insomma, ha tanto potere, perché dovrà assumersi tante responsabilità e, se tenterà di sfuggirle, per viltà o prevalenza dell’interesse personale a non correre rischi, non potrà che essere punito nelle urne. Un candidato sindaco degno di questo nome sa che dovrà prendersi il carico di tutto quello che troverà in lascito dai predecessori e non potrà usare questo alibi per giustificare poi le proprie mancanze. Dove c’è tanto onore ci sono tanti oneri.
Per concludere riassumendo su questo primo punto, l’elettore non dimentichi che dispone di due distinti poteri: il primo di eleggere il Primo Cittadino, l’aspetto più importante dell’elezione, il secondo di eleggere un consigliere e/o una consigliera comunale che può o non può essere in una lista della coalizione del sindaco.
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Quattro sono i candidati sindaci a Benevento e i cittadini sceglieranno quello che li convince di più. Uno, l’uscente Mastella, lo potranno giudicare su quello che ha fatto o non ha fatto negli oltre 5 anni a guida del Comune; gli altri tre De Stasio, Moretti e Perifano sulla base di altre valutazioni, le precedenti esperienze politiche, amministrative, professionali, lavorative, soprattutto quelle eventualmente legate alla sfera pubblica.

Chi qui scrive, non voterà Mastella per come ha male amministrato Benevento. Ha lasciato irrisolti e spesso nemmeno affrontati fattivamente i principali problemi della città che ha trovato. Non solo, stava per fare anche danni (ad esempio, costruzione di un palazzone sul terminal ex campo collegio La Salle e abbattimento di tutti gli alberi dal Viale Atlantici, a salire, fino a Via Fratelli Rosselli), ma gli è stato impedito dall’opposizione di comitati civici e associazioni che hanno dovuto far ricorso alla magistratura.

Nessuna sorpresa per me, per l’esito del quinquennio, che non solo mi ero guardato bene dal votarlo 5 anni fa, ma che, in continuazione di una lunga tradizione (anche familiare), sono stato sempre lontano dai democristiani, in generale, e da Mastella in particolare. E il ceppalonese (residente a Benevento solo nel 2016, dopo essere stato eletto sindaco) è ininterrottamente in primo piano sulla scena politica dal 1976, da oltre 45 anni !
L’elenco delle censure – solo su questi ultimi 5 anni in quanto sindaco – sarebbe interminabile: testimoniano, comunque, gli articoli pubblicati su questo giornale.

Avrei motivi per non votare anche gli altri 3 competitori. Anche qui qualche esempio: la decisiva discriminante antifascista per la De Stasio la quale antifascista non è stata, non è e non lo sarà; l’aver accolto Perifano – alla maniera di Mastella – non pochissimi ex mastelliani tra le sue fila; il “solipsismo” di Moretti, inizialmente propostosi a una larga alleanza, ma solo come l’unico in grado di guidarla.

Tuttavia, andrò a votare e ne sceglierò uno dei tre perché, appunto, candidati contro Mastella. E, in politica, quando non si può scegliere il bene maggiore – soprattutto nell’elezione più vicina alla comunità in cui si vive – si deve almeno scegliere quello che si reputa il male minore.

I tre sfidanti non hanno amministrato il Comune e possono essere messi alla prova; Mastella l’ha amministrato, purtroppo, e, dati i risultati, è meglio che non continui.

Non si può disertare. Benevento sa farsi del male quando vota e l’ha già dimostrato 5 anni fa. E’ doveroso per ciò andare alle urne e votare una delle parti opposte a Mastella stavolta raccolta addirittura in 10 liste per tentare di sopperire alla scarsa attrattività del sindaco uscente (alla faccia dello spirito della legge elettorale…).

Non ci si può negare la speranza di poter riemergere dalla condizione attuale di Benevento, marginale, depressa e impoverita a tutti i livelli. E anche dileggiata, sì, perché non bastasse il danno, l’ex sindaco ci ha riservato, in questi giorni, anche la beffa, quando ha detto che – prima che arrivasse lui a fare il sindaco – Benevento non era una città, ma un paesone. I beneventani, “presi a schiaffi” finanche nell’orgoglio, gli daranno ancora fiducia e credito? Spero, voglio credere, proprio di no!