Benevento - Quello che emerge dalla piena conoscenza dei dati che hanno determinato la tassa sui rifiuti

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

La determina n. 133/21 con la quale l’Ato ha validato il piano finanziario - da ora in poi qui chiamato Pef - dei costi della Tari del Comune di Benevento riporta finalmente le tabelle di competenza del Comune cosa che, nella determina del 2020 non fu fatto, impedendo così ai contribuenti di avere la piena conoscenza dei dati sui quali furono determinate le tariffe della Tari. Questa volta i dati ci sono e sono interessanti.

Questa riflessione è divisa in due parti, la prima riguarda il piano inviato all’Ato e la seconda la delibera di Consiglio che approva le tariffe.

L’Ato ha stabilito che il prelievo tributario non può superare l’importo di € 16.238.405,65. E dall’allegato 1 si apprende che i gestori sono due, l’Asia Benevento Spa e il Comune di Benevento, ciascuno dei quali presenta il proprio Pef, cioè, l’elenco dei costi che ciascuno sostiene.

Il gestore Asia Spa presenta i suoi costi che comprendono la pulizia delle strade, il conferimento dei rifiuti differenziati e altro. Il Comune viceversa solo il pagamento del secco non riciclabile, in pratica il residuo che resta dei rifiuti non differenziabili.

La distinzione dei ruoli viene confermata, forse, dal contratto di servizio stipulato a distanza di molti mesi dall’approvazione del Pef, cioè il 23 settembre 2021, pochi giorni fa.
Nel contratto è stabilito il compenso del servizio in € 12.880.745,90 Iva compresa e quindi per un importo di 11,709,769, 90 al netto dell’Iva.

Nel contratto del 2020 è stabilito all’art 1 “Tra i costi di gestione si intendono esclusi i costi di smaltimento dei rifiuti indifferenziati, che restano a carico del Comune di Benevento”.
L’esclusione consente al Comune di assumere la veste di gestore, a causa del pagamento dello smaltimento dei rifiuti sopra indicati, ed è per questo che gli è consentito di inserire nell’allegato 1 due voci di spesa: 1.968.821,40 per i Costi dell’attività di trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani CTS e 1.246.640,07 per oneri relativi all'Iva indetraibile. Queste due voci consentono al Comune di diventare gestore, anche se, nel contratto del 2021, la frase sembra non esserci.

Per non perdere il filo logico è opportuno tornare sull’Iva.

Nel Pef il costo del servizio indicato dovrebbe essere senza Iva. Chi conosce le direttive Arera naturalmente ritiene che i costi siano indicati senza Iva. La somma indicata nel Pef è 12.258.910,12, mentre nel contratto di servizio è di 12.880.745,90 compreso Iva. I due valori si equivalgono. Ma, la narrazione non finisce qui.
Il Comune inserisce nel suo Pef la somma di 1.246.640,07 come Iva da recuperare. A me sembra che il contribuente paghi due volte l’Iva. Tutt’al più avrebbe potuto, cosa impossibile per i tempi, inserire l’Iva sulla differenza dei costi per la maggiore spesa dell’ordine di qualche centina di euro.

Tornando ai costi relativi al pagamento dello smaltimento dell’indifferenziato che rimane, si rileva che nel contratto del 2021 il Comune garantisce all’Asia la copertura economica che potrebbe affrontare nel corso dell’esercizio per l’eventuale aumento dei costi di conferimento dell’indifferenziato il che appare contraddittorio con la scelta del Comune di accollarsi il costo del conferimento, come scritto nel contratto del 2020.

Sempre sul tema il dirigente all’ecologia firma il contratto con la Sapna il 22 febbraio 2021 per un costo in euro di 195,00 oltre Iva a tonnellata, mentre con determina n. 23 del 21 giugno-2021 si impegna la somma di 1.632.375, sempre con la Sapna sulla base di Euro 155,78/t+Iva al 10% e 3% ristori ambientali come per legge, per 7.000 tonnellate di rifiuti.

A tutela dell’Ato va detto che l’ente non poteva riflettere sui dati, perché il contratto di servizio è stato redatto a settembre, tempo lontano dall’approvazione del Pef. Ma il principio della non conoscenza vale anche per i contribuenti ai fini dell’impugnativa dell’atto. Questo però non impedisce all’Ato di segnalare ad Arera dubbi o contraddizioni. Infatti, Arera interviene solo su segnalazioni dell’Ato.

Il principio della non conoscenza ha valore anche per i contribuenti, per i quali il termine per l’impugnativa si sposta a causa della non piena conoscenza.
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La riflessione sulla delibera con la quale il Consiglio comunale ha approvato le tariffe è diversa.

Non è la prima volta che scrivo che il Consiglio, approva tariffe che nel loro complesso superano i limiti massimi validati dall’Ato. Al riguardo, si vedano, tra gli altri, gli interventi pubblicati da “Il Vaglio.it” in data 20 agosto 2020 e 29 marzo 2021, ricordando che fu persino compensata la tassa aggiunta con il ruolo con un atto dirigenziale.

Il Consiglio comunale con l’atto che approva introduce il concetto di mancato gettito pari a 1.809.524,13 per effetto del quale le tariffe non sono più calcolate sul limite posto dall’Ato, ma su 19.946.819,60 superando l’importo di 15.946,819,60 limite dell’esercizio del potere impositivo.

D’altronde, l’Ato ha validato il Pef perché sono stati inclusi tutti i costi ammissibili per le direttive Arera.

L’assessora comunale al ramo ha sempre dichiarato alla stampa che il ruolo è elaborato per l’importo approvato dall’Ato, ovvero senza l’aggiunta, che invece, a mio avviso, viene approvata con liste di carico. Quest’anno, però, non sembra averlo detto.

Il Consiglio, dunque, non può esercitare un potere che non ha, e, di fatto, fa emergere una nuova tassa, chiamata “aggiunta” come recupero di non meglio definite perdite, per cui questa, sempre a mio avviso, mancando il potere impositivo, produce nullità parziale dell’atto, impugnabile presso le magistrature ordinaria e amministrativa.
Per il giudice tributario, invece, l’atto non è nullo, ma annullabile, per cui restano fermi solo i limiti temporali di impugnativa con decorrenza dalla piena conoscenza dell’atto.