“MIA” per fare buona musica e buona scuola. A Benevento uno spazio fisico per realizzare progetti artistici e formativi

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La sede di 'MIA' in Via Isabella Morra a Beneventp
La sede di 'MIA' in Via Isabella Morra a Beneventp

“Violinista per passione, didatta per vocazione”, così preferisce definirsi Selene Pedicini, tra le massime espressioni artistiche locali e che da anni vanta esibizioni di rilievo e collaborazioni ai massimi livelli nella scena musicale nazionale, in vari ambiti, svolte assieme a una parallela attività di insegnamento.
Glielo abbiamo subito ricordato, incontrandola in un caffè…

“Lasciamo da parte stavolta il mio curriculum artistico. Preferisco parlare delle iniziative di cui sono artefice in questa fase della vita, meno ‘mobile’ ma non meno intensa, nella quale la doverosità di alcuni meccanismi cede il passo al piacere incondizionato di poter dare vita e corpo alle passioni”.

Ti riferisci all’Associazione ‘MIA – Musica, Intelletto, Arte’…
“Sì, è la creatura che le incarna, essendo nata con il desiderio di avere innanzitutto uno spazio fisico nel quale realizzare progetti artistici e formativi” (Vai alla Fotogallery).

Dove ha sede?
“In Via Isabella Morra, una stradina parallela al centrale Corso Garibaldi di Benevento”.

Quali sono i suoi scopi?
“Motore principale di ‘MIA’ è la didattica, intesa come progettazione e costruzione di competenze in ambito musicale, con una grossa apertura nei confronti di metodologie innovative, la più importante delle quali è legata al ‘Sistema Abreu’ collaudato in Venezuela e mutuato praticamente in tutto il mondo. La mia esperienza di formazione sul ‘Sistema’, compiutasi presso l’Università degli Studi di Firenze e la Scuola di Musica di Fiesole…”

Già presente in passato nella tua vita…
“E’ un luogo del cuore e della memoria. L’ho frequentato lungamente sul finire degli anni Ottanta…
‘MIA’ è stata la naturale prosecuzione di esperienze intuitive nelle quali ho messo insieme formazioni piuttosto corpose, con bambini dai cinque ai tredici anni, i miei allievi più grandi e finanche un coro amatoriale fondato da mio padre cinquant’anni fa che annovera ancora, nelle varie sezioni, alcuni dei suoi decani ultra-ottuagenari.
In tali ‘aggregazioni’ umane trans-generazionali ho trovato spunti ed energie che avrei poi travasato nella mia esperienza di operatore del ‘Sistema’”.

Ci dici qualcosa in più sul ‘Sistema’?
“Il maestro e musicista venezuelano José Antonio Abreu ha fondato il Sistema Nazionale delle Orchestre e Cori Giovanili e Infantili del Venezuela (conosciuto internazionalmente anche come ‘El Sistema’) il 12 febbraio 1975, con l’illuminato e nobile impegno di sistematizzare l’istruzione e la pratica individuale e collettiva della musica attraverso l’istituzione di orchestre sinfoniche e cori come strumenti di organizzazione sociale e sviluppo umanistico”.

Più in particolare?
“Il programma verte sui diversi obiettivi:
1. fare della musica una pratica giornaliera e stimolante a tutti i livelli prescolari, infantili e giovanili, generando una complessa rete di ensemble e gruppi musicali;
2. enfatizzare lo sviluppo del progetto in tutte le regioni venezuelane, promuovendo e consolidando l’identità culturale di ogni regione;
3. formare umanisticamente e integralmente la personalità dei giovani e dei bambini attraverso lo sviluppo delle capacità artistiche, per favorirne l’inserimento in una vita sociale vantaggiosa
4. realizzare, studiare e comprendere la musica evitando divisioni nette tra musica classica e folkloristica
5. favorire la convinzione che la musica sia un pilastro fondamentale della formazione integrale del cittadino”.

E i frutti di questo progetto?
“Sono ampiamente visibili nelle migliaia di bambini e giovani venezuelani cui è stata offerta una possibilità di riscatto sociale. Attraverso la pratica individuale e collettiva della musica, ‘El Sistema’ incorpora bambini e giovani di tutte le condizioni sociali, divenendo esempio di inclusione di tutti i settori e strati della popolazione venezuelana, senza distinzioni di nessun tipo. ‘El Sistema’ ha ispirato più di 40 Paesi di Europa, America, Asia, Africa e Oceania come possibilità reale e sostenibile di educazione, progresso e pace. Dal 2010, per iniziativa di Claudio Abbado, il Sistema si è radicato anche in Italia.
È evidente che nessun quartiere di Caracas posa essere assimilato ad alcuna periferia urbana d’Italia, ma il travaso di una esperienza come quella venezuelana si pone come tentativo di rivoluzionare la scala dei valori per abbattere barriere e promuovere lo scambio interculturale, ridimensionando disagio e dispersione scolastica, agendo sulla povertà economica ma, soprattutto, su quella educativa”.

Ma c’è anche un’altra attività di ‘MIA’…
“Parallelamente all’esperienza della musica inclusiva, 'MIA' organizza Masterclass con musicisti di chiara fama, nel solco della tradizione accademica. Si sta appena concludendo una Masterclass annuale con il maestro Carlo Maria Parazzoli, primo violino dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dell’amicizia con il quale mi onoro. Sono riuscita a rispettare quasi completamente gli appuntamenti mensili a partire dal settembre scorso, nonostante le restrizioni nazionali (e regionali!) per la pandemia abbiano reso il percorso una vera e propria corsa ad ostacoli. Oggi, con ritrovata serenità, posso programmare altri appuntamenti e ospitare finalmente i tanti amici e colleghi che attendo di rincontrare per fare buona musica e buona scuola”.

E per coloro che volessero cominciare?
“Stanno per partire i Corsi di ‘MIA’ destinati alla didattica di base. Con approcci innovativi e grande attenzione alla sicurezza, mi accingo ad accogliere studenti a partire dai cinque anni per avviarli alla musica, innanzitutto a quella d’insieme. Nel fare musica insieme, si compie un’esperienza di inestimabile valore per l’educazione emozionale e la formazione culturale. Mi piace pensare che il mio contributo possa essere, oltre che squisitamente tecnico, innanzitutto formativo in senso lato: individui, prima ancora che musicisti, avviati su un percorso comune verso l’azione, la conoscenza e l’arte”.