In attesa che si elegga il nuovo sindaco, a Benevento la scena è occupata anche dai predecessori

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Naturalmente non trascorre mai del tutto – in politica - il tempo degli ex sindaci, almeno per qualcuno: come riferimento storico o impegno profuso. Qualche giorno fa, complice un libro di Mario Pedicini, la celebrazione di Antonio Pietrantonio, peraltro ennesima occasione pubblica per l’attuale sindaco magari alla ricerca di una saldatura col passato (ma Pietrantonio ha confessato che gli odierni candidati “non mi convincono”).

Invece, nella campagna elettorale che sta sviluppandosi sotto i nostri occhi, molto legata alla comunicazione attraverso il web e ancor più social, un ruolo piuttosto attivo se lo è ritagliato ad esempio Fausto Pepe, già padrone di casa a palazzo Mosti (dove giunse da mastelliano) per una decina d’anni prima dell’avvento di Mastella, in persona.

Pepe si distingue per una partecipazione più o meno costante al dibattito in corso, spazia su argomenti vari, rintuzza le responsabilità sul dissesto attribuitegli, soprattutto non ‘perdona’ il passaggio di alcuni degli assessori che lavorarono al suo fianco con l’attuale antagonista principe del centrosinistra, l’uscente fascia tricolore d’estrazione ceppalonese.

Ma Pepe non è solo: talora, con puntuti blitz mediatici, torna sulla scena beneventana anche Pasquale Viespoli, primo sindaco a essere eletto direttamente dai cittadini e poi pure confermato nel ruolo una seconda volta, prima del volo verso lidi parlamentari e governativi di profilo più elevato.
Anche con Viespoli il tono della discussione politica s’eleva in virtù dell’esperienza vissuta, che consente quantomeno di argomentare a ragion veduta – poi, è ovvio, c’è chi lo fa peggio, meglio, così così, eccetera.

Si rileva, però, una piccola differenza con Pepe. Quest’ultimo, infatti, gioca a carte scoperte non celando mai la sua appartenenza al Pd, né il sostegno al candidato di Alternativa per Benevento, Luigi Diego Perifano.

Degli interventi di Viespoli, che pure dimostrano come lo stesso non riesca a estraniarsi dal “campo di gara” non si intravede un punto d’origine e la conseguente sintesi che coniughi l’aspirazione di ‘padre nobile’ (comunque, non è candidato) con un programma o un progetto in campo. Perché è da supporre che nessuno ami intervenire per gusto estetico…

Il campo d’elezione dovrebbe essere la Destra, o un più sfumato Centrodestra: ma non si ricordano parole spese nei confronti della candidata di tale coalizione, quella Rosetta De Stasio con cui comunque ha condiviso militanze. Certo, non è ipotizzabile che, dopo averne provato il sapore una volta (nel 2011) – facendo i conti con un sonoro fallimento -, torni a porsi al fianco di Clemente Mastella. Né, d’altra parte, è credibile annoverarlo proprio all’opposto, e quindi al seguito del centrosinistra che, per giunta, presenta quale candidato sindaco la stessa persona che egli sconfisse nel ballottaggio del lontano 1996.

Quartum datur, quindi. Non appare ufficialmente ma non va escluso che la sua teoria di interventi non cada nel vuoto e che quindi sussurri all’orecchio di Angelo Moretti. Contribuendo a screziare la coalizione civica, che si caratterizzerebbe ancora più per la sua universalità: di centro, di destra, di sinistra; cattolica, sovranista, comunista; sociale, politica, civica. Anche in questo caso, carne e pesce assieme. G.F.