Il paesano che disprezza il paesone: quando Benevento votando il danno si becca pure la beffa

- Opinioni di Carlo Panella

Premessa biografica doverosa: benché io sia nato a Benevento (nell’ospedale civile) e vi risieda ininterrottamente dal 1967, rivendico orgogliosamente di essere “uno di paese”, pur essendoci vissuto pochissimo. A mio avviso si può solo essere orgogliosi dell’essere nati in un piccolo borgo, né più, né meno che essere nati in una cittadina o in una metropoli. Quel che semmai può distinguere tra le persone è la ristrettezza della mentalità che non dipende dal luogo di nascita o residenza in sé ma da come una persona ha saputo coltivarsi nel tempo ed evolvere.
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Ciò detto, vengo qui a commentare l’ultima mastellata dell’uscente – io spero definitivamente – sindaco di Benevento. Stavolta nella sua originalissima prosa ha detto che, prima che arrivasse lui a Palazzo Mosti, Benevento era un paesone, dopo il suo quinquennio è diventata una città. Vantandosi, e distinguendo una maggiore qualità nel passaggio tra i due luoghi urbani.

Evito la facilissima satira che una tale affermazione può scatenare: c’è poco da ridere siamo veramente messi male, se un candidato a sindaco si esprime in questa maniera nei confronti della città che dovrebbe ancora amministrare.

Mario Clemente Mastella, nato e vissuto a San Giovanni, una frazione del Comune di Ceppaloni (tecnicamente un paesano) fu per circa un ventennio democristiano, prima dell’ingloriosa fine di quel partito; poi, per il successivo trentennio, è stato ed è uno politicamente ondivago tra centrodestra e centrosinistra.

Per questo suo trasformismo è noto sul piano nazionale, tant’è che, per ultimo, quando il Governo Conte ha tentato di sopravvivere “raccattando responsabili” in Parlamento, dopo il tradimento di Renzi (oggi qui alle Comunali sponsor di Mastella), il suo nome è stato provocatoriamente urlato dai banchi dell'Aula, da una parte dello schieramento all’altra, non precisamente per complimentarsi…

Egli è noto anche per altri episodi a latere del suo ruolo ufficiale del tempo, come, ad esempio, per l’andare a farsi prendere letteralmente a torte in faccia in alcune trasmissioni omonime tv, non proprio di alta politica (Bagaglino), o per la sua generosità nel portare mozzarelle a personaggi più o meno famosi o influenti, quand’era a Roma.
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Ora uno così, in oltre 5 anni, non ha risolto alcuno dei gravi problemi dell’amministrazione comunale di Benevento, anzi, per poco non ha compiuto gravi danni, ad esempio, distruggendo la meravigliosa identità paesaggistica del fino in precedenza da tutti ammirato Viale Atlantici (zona che è riuscito comunque a umiliare e umilia, da un tempo infinito, fino alla Pacevecchia circondando i secolari pini con delle orrende aiuole di plastica arancioni, ricettacoli di sporcizia e perdurante ostacolo alla deambulazione dei pedoni alla circolazione autoveicolare).

Ebbene costui, come fosse un Napoleone o un Cesare Augusto, distingue la storia di una Benevento diventata città solo dopo di lui. Ripetiamo, non è il caso di chiuderla con del sarcasmo. Basta il solo colpo d'occhio, un fugace sguardo ai monumenti e alle vestigia a dire che Benevento nella storia c’è stata e ci sarà (nonostante i suoi amministratori…) da prima dei sanniti, e poi dai tempi dei romani, dei longobardi, della (troppo) lunga dominazione pontificia fino all’Unità d’Italia e ai nostri giorni.

Non ci sono dubbi dunque sulla consistenza di questa ultima, caratterizzante, affermazione del ceppalonese, diventato residente a Benevento solo dopo la sua elezione a sindaco.

Alla vigilia delle Comunali, c’è invece da riflettere su come gli elettori beneventani siano da lui considerati. Non solo nei fatti, cioè, nel pessimo o nullo lascito della sua azione da sindaco. Ma anche in queste sue affermazioni ineffabili. Questa riportata del paesone da lui emancipato, come l’altra, pure espressa ieri nella presentazione della sua pletora di candidati a sostegno - quella in cui, a conferma del suo asserito ruolo messianico per la città - ha invitato a vedere quante volte Benevento è stata nominata sui media da quando lui fa il sindaco, rispetto a prima.

Grazie al suo cognome, Benevento,sarebbe quasi diventata un TT, un trend topic (il trending topic, è un tema di tendenza sui social network, un argomento popolare). Non lo è stata, ma, se pure lo fosse stata, non vorrebbe dir nulla di per sé, perché un argomento di tendenza può essere sia positivo che molto negativo.

E tuttavia, in questa spacconata del quasi 75enne sindaco di Benevento - dal 1976 pressoché ininterrottamente, eletto in ogni luogo anche da una parte degli immemori beneventani – una piccolissima parte di verità c’è.

E’ capitato a me (e immagino a non pochi di voi, cari lettori), quando mi sono trovato fuori regione, declinandomi come beneventano, di sentirmi dire, non di rado con un sorrisetto: “Benevento? Ah, la città di Mastella”.

Ma non m'è successo solo negli ultimi 5 anni! Per decenni, in precedenza… Un “simil-trend topic”, per me tutt’altro che lusinghiero e, ripeto, in uso ben prima che i social network fossero stati immaginati…

In genere all'interlocutore, rispondevo attaccando: “Benevento, sì, ma quella citata nella Divina Commedia, quella che è meglio andare a vedere per restarne subito ammirati, piuttosto che limitarsi ad associarla a un politico”.

Ecco, il paesano Mastella ammira talmente se stesso e rispetta così poco la città di Benevento da consentirsi, senza tema di conseguenze nelle urne, certe sue affermazioni, finanche irridenti: “Prima di me, era un paesone”.

Non voglio che lo si mandi a quel paese, da dove è venuto: perché non è nelle mie corde il liberarmi da un problema creandolo ad altri…

Spero che lo si sostituisca alla guida di questa nostra comunità. Non perché immagino chissà quale rinascita o bengodi, poi, ne venga, ma perché almeno ci potranno essere evitate certe affermazioni e manifestazioni.

Per dirne una sola: potranno tornare a fermare i treni a Benevento, come prima, cioè senza nessun sindaco e codazzo lì a festeggiarli con cartelli e striscioni, sotto gli sguardi increduli e divertiti dei viaggiatori. Probabilmente, con altri inquilini a Palazzo Mosti, non eviteremo i danni, ma almeno certe beffe sì.