Il Sannio, terra in cui nemmeno un sindaco eletto con il 95% dei voti assicura la stabilità...

- Opinioni IlVaglio.it

Spigolature sannite post-candidature tante. Alcune curiose, altre pure. Alcune pensose. Accade a maggio 2019 che una piccola comunità destini a un candidato sindaco (ovviamente si votava per le amministrative) una percentuale da record: 95,14% (in fondo lo sfidante non può nemmeno essere definitivo tale). Non è la prima volta dell’eletto da fascia tricolore, e davvero la fiducia – dal passato al presente - pare alle stelle.

Eppure, rispetto alla naturale scadenza del mandato (2024) e quindi dopo un percorso di poco meno di due anni e mezzo, la Prefettura diffonde una nota stampa con cui informa della nomina di un commissario prefettizio. Circostanza dettata dall’essersi, l’ente locale, trovato acefalo in virtù delle dimissioni del primo cittadino – siamo comunque a una prassi non fuori dalle regole.

Dinanzi a quella percentuale proverbialmente ‘bulgara’ citata sopra, comunque appare piuttosto insolito il caso, e soprattutto pensare che possa essere davvero intervenuta qualche frattura insanabile dal punto di vista politico. Eppure, è così. La frattura c’è stata: perché c’è chi ha inteso dimettersi per avanzare la sua candidatura a sindaco in un limitrofo comune. Come se quella del sindaco fosse un’ordinaria professione che preveda l’accettazione di un incarico qui o di un altro altrove e non un’attività ‘derivata’, legata cioè al bene pubblico in dipendenza della fiducia del corpo elettorale. E qui un corpo elettorale espressosi al 95% con un consenso che, magari, oggi qualcuno riterrà meno solido.