I "magnifici quattro" e il loro seguito dai quali verrà fuori il prossimo sindaco di Benevento

- Opinioni IlVaglio.it

Non c’è più alcun dubbio: gli ultimi, in sede di vigilia, sono stati sciolti dal MoVimento Cinque Stelle, che ha alzato bandiera bianca rifugiandosi nell’opportunismo di un giro a vuoto per dare lustro alla sua immagine più che sfocata, mentre la meteora Del Mese ha toccato terra sollevando una nuvoletta di polvere (puff) subito dissoltasi. E dunque il poker di candidati alla fascia tricolore è tratto: Mastella (in testa per rispetto del ruolo di uscente), De Stasio, Moretti, Perifano (in ordine alfabetico) sono i nomi in lizza per salire le scale di palazzo Mosti.

Il leader di Ceppaloni si avvia a chiudere, anche per età, la sua carriera ‘tantennale’ cercando di bissare il successo di cinque anni fa. Si è mosso con largo anticipo, ha sfruttato tutti gli spazi a disposizione, mediatici e politici, per far pesare anche sul futuro elettorale il suo presente di sindaco in carica. Ha incontrato pochi, nulli, ostacoli interni al suo desiderio, potendo contare su un esercito di comprimari perfettamente consci del ruolo di contorno (si scateneranno eventualmente nel lustro successivo). Ha avviato una strategia di alleanze e desistenze in virtù del suo essere ‘centro’ con oscillazioni non certo impercettibili quanto impermeabili alla continuità: ora a destra, ora a sinistra in virtù dell’utile d’urna. Si pensi, ad esempio, al ritorno fra le sue spire di quella Forza Italia che aveva sprizzato fuoco e fiamme contro di lui, o all’abbraccio con la dissidenza del Pd cittadino (De Pierro, Del Vecchio, Lepore) alla luce di quel mero artificio elettoralistico che è la formula-De Luca (Vincenzo).
Né è da sottovalutare l’insistenza sulla incompatibilità di rapporti fra M5S e Alternativa per Benevento, tesa – in nome (ufficiale) di ‘massoneria’, ma con risvolti ufficiosi pure emersi – a indebolire la consistenza elettorale dell’avversario di centrosinistra.

Proprio il ‘ritornante’ Luigi Diego Perifano parrebbe il più serio candidato all’eventuale ballottaggio. Ma il conto è di quelli cosiddetti della serva. Alleanza Per Benevento assembla incognite cristiano-sociali e anche forze scopertesi anti-mastelliane solo nel trascorrere delle ambizioni frustrate e del tempo, dopo averne condiviso parte del tragitto amministrativo. E comunque dalla resa tutta da verificare in tema di attrattività. Inoltre, ha sulle spalle tutto il peso della reale efficacia elettorale del Partito Democratico che, con queste amministrative, affronta in maniera definitiva anche il nodo della netta frattura interna fra l’attuale, datata, classe dirigente, inflessibile e autoreferenziale e i segnali di rivolta di riottosi disturbatori disposti a tutto, pure a far vincere di nuovo il sindaco contro cui s’erano schierati nel 2016, pur di sovvertire lo stato attuale del partito.

Il vero volto nuovo in campo è quello di Angelo Moretti, imprenditore nel settore del welfare, candidato sindaco della Coalizione ArCo, alfiere dello slogan ‘Ora sì’, esemplificativo del desiderio di rompere davvero, qui ed adesso, i consolidati schemi della storia cittadina, e dunque animato dal desiderio di raggiungere il ballottaggio. In senso strettamente ‘letterale’, il rassemblement che ne cinge le aspirazioni è cattocomunista, racchiudendo nel suo perimetro certo istanze confessionali e quel che resta di Rifondazione, il tutto innervato dalla presenza civica. E’ una novità col fiuto della vecchia politica, però: non appena ha compreso di competere in posizione defilata rispetto alle aspettative, Moretti, che pure aveva aderito al ‘tavolo programmatico’ del centrosinistra, in avvio, lo ha ribaltato. Ha scavato nella debolezza delle altrui argomentazioni, si è servito dei mezzi della democrazia diretta, autoreferenziale quanto la sopra ricordata guida del Pd, non ha disdegnato appoggi trasversali e ha confezionato un prodotto appetibile per quella che appare come una replica dei fasti grillini del tempo col vento in poppa e i ragionamenti di pancia.

Con Rosetta De Stasio, infine (ma non in ordine di importanza), un settore dell’elettorato cittadino ha una certezza in misura maggiore rispetto agli altri contendenti: quella della identità politica. Nessun infingimento, infatti, accompagna la scelta di Lega Salvini, Fratelli d’Italia e civismo: siamo dalle parti della Destra poco imbevuta di Centro. Certo, il parto è stato lungo, sofferto, sottoposto a tensioni e capriole che ne hanno denunciato dapprima la scarsa coesione, poi un deficit di credibilità: Forza Italia al tavolo, poi lontana da esso, il valzer di candidati fra Paolucci, Lonardo, De Stasio, Bocchino, ancora Paolucci, ancora, e per sempre, De Stasio. Debolmente accompagnata dalle liste, l’arma letale in suo possesso è la inderogabilità a certi principi e soprattutto l’appeal dei simboli più che dei contenuti.