Comunali - Le liste corte di Forza Italia e Fratelli d'Italia. Ritorna l'immagine dei capponi di Renzo

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La mera osservazione delle liste presentate esattamente a un mese dalla prova elettorale nella città capoluogo favorisce qualche modesta considerazione, ad esempio relativamente al destino del centrodestra. Nello specifico della fu-coalizione, quella in cui coloro che si ritenevano azionisti di maggioranza per un verso o l'altro (Fratelli d'Italia, Forza Italia) hanno infine non solo diviso il loro cammino (gli uni rimasti al loro posto, gli altri tornati sotto l'ala protettiva di Mastella) ma sono giunti al primo importante appuntamento (il render pubblico l'elenco dei candidati al consiglio comunale) con un certo affanno. La lista del partito della leader Giorgia Meloni è la più 'corta' fra le 20 del lotto; quella degli 'azzurri' non ha soddisfatto il desiderio di chiudere con la massima quota possibile (32 candidati). Si paventa la manzoniana vicenda dei capponi di Renzo che si beccavano tra loro mentre andavano incontro allo stesso esito...

Fratelli d'Italia ha vissuto la fase di avvicinamento con un travaglio interno reso palese dalle dimissioni da vicecoordinatrice provinciale di Francesca Pedicini, accolte dal coordinatore Domenico Matera con un qual certo aplomb, a giudicare dalle dichiarazioni rese ai 'media'. In più va segnalata l'oggettiva debolezza della lista stessa, che non gode del traino d'alcun nome già protagonista costante e attivo della scena politica locale. Per dire, insomma, che pare incomprensibile l'assenza dell'ex coordinatore provinciale e addirittura già (auto)candidato sindaco Federico Paolucci. Il suo passo di lato in favore di Rosetta De Stasio alla fin fine si è rivelato un passo indietro e una rinuncia al confronto con le urne e con l'elettorato di riferimento, che ritenere doveroso appariva il minimo. Serpeggia, insomma, l'impressione che la 'visione politica' del ricordato Matera soffra ancora dell'ubriacatura da elezioni regionali: il diffuso appellativo di 'superstar' del voto attribuita al sindaco di Bucciano a seguito dell'exploit dell'autunno 2020 non è detto infatti rappresenti il rilascio immediato della patente per porsi alla guida di un partito, seppure in crescita. Talvolta la conoscenza delle spigolosità del territorio su cui ci si va a misurare potrebbe aver bisogno di rodaggio e di un atteggiamento umile.

Su Forza Italia c'è ben poco da dire che essa stessa non abbia, con i fatti, già detto. Intanto emerge la difficoltà a completare la lista, segno che la militanza attuale è quantomeno annacquata. Poi, soprattutto, pesa il ritorno fra le braccia del sindaco in carica dopo scontri, anche a mezzo stampa, durissimi: tale contraddittorietà è il limite maggiore, perché non ha permesso, né permette di riconoscere nel partito una 'linea' che non sia quella legata al destino dei pochi nomi giocabili alla borsa dell'urna. Dunque, i voti è più che probabile saranno soprattutto frutto del bacino delle personali conoscenze piuttosto che dovuti all'appeal 'berlusconiano'.