Mastella e le strombazzate 10 liste a sostegno: il disperato tentativo di evitare il turno di ballottaggio

- Opinioni di Carlo Panella

Stando ai simboli esposti nei grandi manifesti affissi in vari luoghi di Benevento, le liste a sostegno del candidato sindaco Mastella saranno dieci. E’ una cifra mai toccata prima nell’elezione diretta del sindaco. E subito dice - con estrema chiarezza - agli elettori due cose:
1. Mastella, il sindaco uscente - molto più che su se stesso e su quanto prodotto da lui, e dalla sua mutevole Giunta e cangiante maggioranza, negli oltre 5 anni e tre mesi alla guida della città - punta su una pletora di candidati consiglieri per tentare di restare in sella;
2. Mastella, il sindaco uscente, teme come uno spettro l’ipotesi di dover affrontare il secondo turno, il ballottaggio (se pure ci arriverà…), perché in esso sarà possibile (per non dire sicuro) perdente; nel secondo turno decisivo, del 17 e 18 ottobre sarà privato dall’agognato traino delle tante persone sospinte in campo al primo turno: non saranno più interessati alla competizione quasi tutti i candidati consiglieri perché ormai non più eleggibili. Le precedenti elezioni, infatti, dicono esplicitamente che al ballottaggio non va a votare almeno un quarto di coloro che votano al primo turno.

Mastella, insomma, si gioca il tutto per tutto al primo turno. Una mossa che però pare disperata: qualche cifra delle passate elezioni, rende palese l’azzardo. Nel 2016, avendo avuto la fortuna di concorrere al termine dell’esperienza della peggiore amministrazione comunale dai tempi di Diomede (mitico fondatore della città), ottenne 13.000 voti. Ebbe il coraggio di presentarsi e la fortuna di proporsi come il rinnovamento, anche perché agevolato dalla debolezza della candidatura alternativa della coalizione avversa più forte: il vicesindaco di quella amministrazione uscente, tanto credibile come alternativo a Mastella da trovarcelo oggi promotore di una lista a sostegno del ceppalonese insediatosi a palazzo Mosti. A Mastella fu dunque spianata un’autostrada e prese 13mila voti.

Oggi, dopo aver mostrato ai beneventani in 5 anni cosa ha saputo fare da sindaco – e non più limitandosi a promettere –, per vincere al primo turno, stando più o meno ai votanti del 2016, dovrebbe raggranellare tra i 19 e i 20mila voti sulla sua persona: insomma qualcosa che somiglia molto a un pio desiderio. Ecco perché è costretto a sperare nel traino che potrebbe ricevere da una massa mai vista prima di candidati al Consiglio Comunale.

Ora, tralasciando le insistenti voci su non pochi che compongono le 10 liste (le leggeremo solo sabato, dopodomani pomeriggio) circa la presenza di candidati addirittura residenti in altri comuni, anche a volerli considerare – più che ottimisticamente - tutti attrezzati in termini di preferenze, essi non paiono proprio in condizione di ottenere (e fare ottenere al candidato sindaco) più del 50% delle preferenze che si esprimeranno. E, sì, perché anche gli altri tre candidati alla carica di sindaco (De Stasio, Moretti, Perifano) di liste ne presenteranno in totale come minimo altre 10. In astratto quindi, ai fini del raggiungimento del 50%, saranno più o meno alla pari.

Non solo: tutti gli altri 3 hanno puntato su un numero di liste a sostegno nella norma e quindi più che altro sull’appeal, sull’attrazione che potrà derivare agli elettori dal proprio nome di candidato sindaco. In questo contesto appare quindi molto probabile che saranno loro tre a beneficiare del voto disgiunto. Ed è il 50% + 1 voto ottenuto al primo turno da un candidato sindaco che deciderà o meno sulla disputa del secondo turno.

E’ stata una scelta estrema quella delle 10 pro Mastella con un grave effetto collaterale: premunendosi con tante liste, come abbiamo detto sopra, è stato già Mastella, per primo, a dire alla città che il suo solo nome non gli basta per tornare fare il sindaco. E gli elettori, da circa 30 anni ormai, hanno ben chiaro che alle Comunali si potrà votare per un candidato consigliere di una coalizione e per un candidato sindaco di un’altra coalizione.

Si badi: Mastella, instancabile candidato a elezioni d’ogni tipo dal 1976, tutto questo lo sa bene. Ma ha scelto l’azzardo disperato – anche se probabilmente autolesionista – delle dieci liste a sostegno per mancanza di alternative. Se perderà infatti questa battaglia, per lui sarà come una Waterloo (si parva licet componere magnis…).

Sapendo come sta Mastella alla Politica con la P maiuscola, non gliene può importare di meno che, facendo diventare centrali alle Comunali i candidati consiglieri al posto dei candidati sindaci, si svuota quasi del tutto il senso di quella riforma elettorale del 1993 che dava ai cittadini per la prima volta la possibilità di scegliersi il sindaco, in precedenza eletto proprio dai consiglieri comunali.

Non è detto però che lo stesso disinteresse varrà per gli elettori beneventani nella cui mani è ancora la possibilità di azionare la valvola di sicurezza rappresentata appunto dal voto disgiunto. Alla disperazione del tramonto politico di Mastella può far fronte la speranza di una nuova alba per la città di Benevento.