Non si può e non si deve assolvere il Benevento dopo la sconfitta a Parma

- Sport IlVaglio.it
Kamil Glik
Kamil Glik

Beffa, punizione severa, trasferta amara... Eccetera, eccetera, eccetera. Il rosario dei titoli che hanno inteso inscrivere nella logica troppo punitiva l'esibizione giallorossa a Parma suona comunque assolutorio. Troppo. C'è una colpa, evidente. Soprattutto non isolata, ma reiterata a distanza di una settimana: la sbadataggine difensiva, ad essere buoni. E, ad essere meno buoni, la descrizione che più s'adatta all'infelice spirare del recupero allo stadio Tardini è quella della vera e propria 'cazzata': un reparto sbilanciato (Glik all'arrembaggio), una coppia di atleti che fanno della difesa un compito di ruolo (Barba, Foulon) impegnati a volare alto col pensiero e rasoterra con l'attenzione. Al punto di farsi imbucare da un giovane, d'età, conosciuto innanzitutto per la sua rapacità in area.

Nessuna assoluzione, dunque, ma la sublimazione dell'inconcludenza e dell'egoismo del Benevento in attacco (i giri a vuoto di Insigne, i ghirigori di Sau, la macchinosità di Moncini) esaltata dalla discontinuità nella protezione dell'area propria, che già contro l'Alessandria ha vissuto momenti ingloriosi. Dal di fuori, dagli spalti, dagli schermi, nessuno chiede nulla di particolare a squadra e tecnico, se non la ricerca di un equilibrio fra mentalità, psicologia e tattica (non ha pagato stavolta lo stravolgimento dovuto all'ingresso tardivo di Lapadula) che renda almeno godibile la visione del campionato di serie B.

Nessuno intende consapevolmente dare ascolto alle sirene dei media locali e nazionali, che guardano al Benevento di mister Caserta come una tra le necessarie favorite destinate ad un campionato di eccellenza, per aver conservato una ossatura esperta - e resa tale anche dai dispiaceri della categoria superiore – rimpolpata da atleti di categoria e meritevoli di fiducia personale. Ma a nessuno fa piacere assaporare il fiele dell'insipienza laddove non dovrebbe essere proprio così per 'costituzione'.

In sintesi la gara a Parma, quantunque se ne possa dire il contrario ad uso e consumo della schiera dei tifosi, ha fatto segnare un passo indietro, alimentando una certezza relativa, che cioè può essere corretta nel tempo, ed una certezza assoluta. La prima: la squadra gioca a sprazzi ed ancora non ha registrato la fase difensiva ad essa accoppiando ora dispersività offensiva. La seconda: le partite di calcio finiscono con il fischio dell'arbitro, e dunque richiedono 'presenza' dal primo all'ultimo dei minuti concessi.

Arriva una pausa di campionato (si torna in campo al Vigorito contro il Lecce nell'anticipo del programma della terza giornata, venerdì 10 settembre alle ore 20.30) che giova alla riflessione, ma non ad altro, nel racconto mediatico.