Dopo il voto, anche a Benevento i fondi del PNRR: scegliere il meglio e non i "debiti" elettorali

- Opinioni di Giovanni Festa
Nico De Vincentiis
Nico De Vincentiis

Sarebbe un errore se i protagonisti della vicenda politico/amministrativa che mena alle elezioni comunali di ottobre qui a Benevento non rivolgessero almeno un'occhiata, e possibilmente attenta, alle parole spese da Nico De Vincentiis (leggi su IlVaglio.it), intellettuale prestato al giornalismo (perché non bisogna aver tema di dare il nome alla rosa). La sua disamina, giocoforza dilatata dallo sguardo d'entomologo sulle caratteristiche della campagna elettorale in atto, è anche una prova di forza fra la disillusione e la passione, entrambe personali e collettive (Rete Campus): c'è l'impietosa analisi del presente specchio arido dell'aridità del passato recente o meno (Mastella; il centrosinistra di Pepe/Del Vecchio) e il contributo in termini costruttivi; c'è, per restare anche al titolo dell’articolo su IlVaglio.it, l'appassionarsi e la passione, quest'ultima come sofferenza.

E c'è anche un vago senso di frustrazione, quell'impossibilità (non sufficientemente vissuta come la vera e propria 'colpa' che è) a promuovere, alfine, una lista 'senza vincolo di successo'... ma, chissà, di successo per testimonianza, nonostante la logica del voto, i numeri, non ammetta deragliamento alcuno.

De Vincentiis comunque ha dato un definitivo aiuto alla chiarezza dell'aspetto più profondo della sua analisi – il Governo di Unità Locale -, davvero un programma in poche e significative righe (oltre i libri dei sogni che leggeremo a breve): urge qualità, proprio quella che, nel complesso, sarà mortificata da un esercito in marcia verso palazzo Mosti a mezzo urna elettorale.
Ammodernare la macchina burocratica comunale, valorizzarne le professionalità, scegliere con cognizione di causa le classi dirigenti, tanto quelle amministrative che di indirizzo politico, essere in possesso di una visione della città che spazi davvero oltre il confine temporale della soddisfazione d'ottobre, dunque del piccolo cabotaggio che, di fatto, ha reso Benevento una città 'spenta'.

Se non può essere 'pubblico' per questioni di bottega elettorale, sia questo un impegno morale del prossimo sindaco e dell'amministrazione a lui collegata: c'è aria fresca grazie al tempo, che stiamo vivendo, di “vigilia del pacchetto forse più consistente di finanziamenti mai concessi negli ultimi decenni”, e tenere chiuse le finestre del palazzo di città per soddisfare il vorticoso intreccio di relazioni e appagare gli appetiti delle promesse sarebbe non imperdonabile, ma delittuoso. Chiuse le operazioni di voto, la zavorra dei 'debiti' di riconoscenza andrebbe, senza remora alcuna, scaricata.

Si può, si deve operare e scegliere per il meglio e il meglio, in tal modo avviando – finalmente – l'esperienza di una amministrazione (Governo) coesa (Unità) sugli obiettivi di alto profilo tenuti assieme dai temi di una rinascita non disgiunta da robuste iniezioni e aiuti economici che esaltino la specificità del territorio (Locale) proiettandolo davvero in una dimensione di più ampio respiro.