“Per motivi personali” le tre paroline decisive per le elezioni a Benevento. Ma al ballottaggio è un’altra storia

- Opinioni di Carlo Panella

A un mese e mezzo dal voto a Benevento, la vera natura dello scontro è riassumibile in tre parole: “per motivi personali”. Esse sono bastate, in primis, al candidato-meteora Antonio Del Mese per sgombrare la scena che aveva appena occupato. Non si aveva notizia di un suo interesse per la politica: è sbucato dal nulla nientedimeno che come candidato sindaco, del partitino ‘Azione’. Fatta la pubblica presentazione, con tanto di programma capace di far diventare Benevento “più bella e più feconda che pria…”, Del Mese si è subito ritirato. Forse considerando la sua presenza sulla scena pubblica alla stregua di un auto-invito a un party, ha ritenuto sufficiente risolvere il tutto con tre-righe-tre di comunicato “spiegando” l’abbandono “per motivi personali”. Non dubitiamo possano esistere, ma il solo accenno alla loro esistenza non può bastare: la massima chiarezza si impone in politica. Se non altro per evitare che il non detto faccia sorgere sospetti e voci.
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Ma a Benevento questa oscurità ci sta perché qui, lo scrivo da una vita, per la grande maggioranza delle persone, contano soprattutto se non solo i motivi personali (e quasi per niente le motivazioni collettive), anche quando ci si dedica alla politica.

Sono politici o personali i motivi che spingono i transumanti della politica beneventana a candidarsi prima con Mastella e ora con gli altri candidati sindaci contro di lui? Oppure prima a schierarsi in prima fila contro Mastella e poi oggi, senza vergogna, allinearsi al suo seguito?
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A proposito di vergogna, non la smettono la fazione vincente e quella pare perdente del PD di vomitarsi addosso l’impossibile. I duellanti offendendosi non fanno dimenticare di essere stati, tra loro, per lunghi anni stretti sodali. Le accuse che si lanciano dunque non si fermano al destinatario ma rimbalzano e chiamano in causa il mittente. Questa rissa è per motivi politici o personali?
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Sono stati politici o personali i motivi che hanno spinto Moretti, prima a trattare per mesi con il vecchio ceto politico (come lui l’appella), quella parte che si suole definire ‘centrosinistra’, a stilare e sottoscrivere assieme a loro il programma elettorale, tranne poi sganciarsi, quando – buon ultimo - ha capito che il candidato sindaco non l’avrebbe fatto lui, ma un altro?
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L’uscente sindaco di Benevento, il ceppalonese Mario Clemente Mastella, a fronte degli esiti a dir poco negativi del suo abbondante mandato a Palazzo Mosti, si stava approssimando a una sconfitta pressoché certa. Non che l’abbia evitata, ma certo è anche che coloro che – a parole – dicono di volersi opporre, finora, stanno lavorando anche per lui.

Il cosiddetto centrosinistra (il candidato sindaco Perifano si dice civico e vuol rappresentare indistintamente tutti, destra, centro e sinistra) non solo è stato colpito dalla scissione di Moretti, ma poi è stato fiaccato, sul piano dell’immagine più che della sostanza (il relativo numero dei possibili voti), dalla stupefacente diserzione di quelli del M5S.

Oggi lo dice finanche Casaleggio (non uno qualunque tra quelle stelle…) che Conte ha impedito ai suoi di competere a Benevento per fare un favore a Mastella. Il fatto è incontrovertibile. E viene anche da chiedersi: è per motivi personali o politici che i parlamentari M5S locali e le due consigliere comunali – che avevano a lungo chiesto al sindaco di dimettersi e ridare la parola agli elettori beneventani – hanno ora obbedito tacendo al diktat di Conte che pure li ha politicamente gettati definitivamente nello scorno?
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Né si può dimenticare la destra beneventana tra coloro che hanno dato a Mastella una forte mano contorcendosi in faide interne e decidendosi solo in ultimo a convergere sulla candidata sindaca, De Stasio. A parte il ‘tradimento’ di Forza Italia la destra ha mostrato una estrema fragilità e quindi si è data una patente d’inaffidabilità per l’elettorato moderato e conservatore della città. Ebbene, la guerra interna in questa parte, in extremis in campo, è stata dettata da motivazioni politiche o personali?
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Le motivazioni personali saranno anche quelle che decideranno la prima parte delle elezioni. La logica particolaristica, familistica e clientelare – qui fortissima da sempre – ha svuotato di valore la legge elettorale che puntava soprattutto sulla prevalente figura del sindaco. Diventata tanto sbiadita e condizionabile da non trovarsene di candidati! Si pensi all’insipienza del PD che, dopo 5 anni in minoranza al Comune, non è riuscito a proporne ai civici alleati nemmeno uno!
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Decideranno dunque il 3 e 4 ottobre le trainanti somme dei voti raggiunte nella coalizione dalla pletora di candidati consiglieri. Ma attenzione! Questo varrà solo se non si arriverà al ballottaggio. Perché in caso contrario - come tutte le precedenti elezioni decise al secondo turno insegnano – cambia tutto, ma proprio tutto.

Quindici giorni dopo va a votare circa un quarto degli elettori in meno. Non solo, ma paradossalmente l’esercito dei velleitari candidati consiglieri trombati al primo turno, quelli che tanto hanno aiutato i due candidati sindaci arrivati in finale, possono ritorcersi contro: la frustrazione e l’invidia sono bestie brutte e imprevedibili e rientrano alla grande nei motivi personali…