L’area di Santa Sofia a Benevento pretesto per l’inaugurazione di un cartello stradale

- Politica Istituzioni di Giovanni Festa

Come si suol dire, e si dice: “Impazza sul web”, “Social scatenati”. Oggi è la gloria guadagnata con merito sul campo dall'ammirevole intarsio di lamiere che ha favorito, nella locale cartellonistica, il connubio contronatura fra indicazioni stradali e culturali. La forma, dunque...

Cinque anni con l'amministrazione guidata da Fausto Pepe, cinque anni e più con l'amministrazione guidata da Clemente Mastella. Dieci anni di Benevento patrimonio Unesco come cellula del sito seriale sui Longobardi. Una vita con la chiesa di Santa Sofia in città. E il cambiamento apprezzato? Zero. Prima e dopo.

Le messe, gli sposalizi, i funerali. La caotica movida attorno nei fine settimana. L'uso talora ludico della piazza, col pallone che ruzzola fra frotte giovanili, a volte gioiosamente incolpevoli a volte menefreghiste per età. Massì... il gelato alla ricerca di una frescura che non c'è nelle sere/notti d'estate e i volti intabarrati quando il vento invernale spazza il serpentone desertificato di Corso Garibaldi.

Tutto qui, a dispetto, oggi, della campagna pubblicitaria (pre-elettorale) dell'uscente fascia tricolore fatta di convegni e siti e interviste e cariche onorifiche.
E consueto isolamento da qualsiasi contesto di un patrimonio materiale che risulta alla lunga solo concettuale, palestra d'esercizi di propaganda che sempre oggi, e non a caso, trovano un ulteriore slancio nel 'book' fotografico che esalta la plasticità della messinscena politica al servizio del bene comune inteso, nella circostanza, come momento di inaugurazione di un... cartello stradale.

Foto ricordo sotto le tabelle che rimandano l'eco scritta di “Benevento città d'arte e cultura”, una decina disseminate strategicamente nei corridoi d'ingresso cittadino certo per veicolare “le masse di turisti” dirette verso la “Chiesa di Santa Sofia, patrimonio mondiale dell'umanità” ma preda dei fine settimana alcolici della buffer zone, per restare in superficie.

Un altro segno dei tempi, davvero: i cartelli, al di là delle polemiche insorte e dell'ordinario buon senso sulla risibile modalità di collocazione, si scoprono solo come copertina di un libro bianco, qual è il racconto della (dis)attenzione mastelliana verso l'Unesco al netto del movimentismo interessato all'urna dell'assessorato alla Cultura. Un'immagine sghemba e fuori fuoco, quindi, che più di altre sintetizza la città d'arte e cultura nel suo valore di cornice che circonda il nulla.