Il nuovo alle Comunali: sì, ma alla beneventana maniera (nessuno si senta escluso)

- Opinioni di Carlo Panella
Amina Ingaldi e Clemente Mastella
Amina Ingaldi e Clemente Mastella

Un messaggio vocale di un amico docente e la lettura di un articolo sulla Cartabia, su “Domani”, hanno fatto da spunto per quanto sta accadendo in vista delle Comunali di Benevento. Il professore ha detto che fa bene Il Vaglio.it a denunciare il trasformismo dilagato, gli interminabili e disinvolti passaggi di campo dei politici o sedicenti tali, ma che bisogna andare oltre la denuncia, capire perché l’incoerenza politica non viene poi punita dagli elettori.

L’articolista (Giorgio Meletti), dal suo canto, ricorda che da tempo mancano i partiti radicati nella società, quelli che consentivano e obbligavano chiunque a incanalare le proprie ambizioni in una dimensione comunitaria dell’esistenza. Anche a livello nazionale, insomma, i politici dialogano e/o si insultano, ma sempre a titolo personale. Politicamente non hanno una scuola, né maestri… e danno la scalata al potere “armati solo della loro abilità a tirare i dadi”.
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Benevento è città antesignana del trasformismo-spinto, fin dalla Prima Repubblica: non a caso si ritrova come sindaco l’uscente. La vicenda dei 3 consiglieri del PD, fattisi o rifattisi mastelliani, e dei forzisti superstiti tornati mogi dal ceppalonese dopo averne denunciato di lui la qualunque, sono solo le ultime puntate dell’interminabile feuilleton.
Anche il campo cosiddetto “alternativo” annovera molti ex mastelliani, anzi, l’eterogeneità politica per Perifano è virtù: di destra, di sinistra, moderati, progressisti va bene la qualunque (ne è stato scritto puntualmente su questo giornale).
Ieri c’è stata la presentazione di un altro candidato sindaco, Antonio Del Mese. Egli si è proposto come una novità e ha presentato i punti programmatici. Il suo programma, nella sua astrattezza, come quelli degli altri in campo (Perifano, Moretti), appare condivisibile. Tutti bei vestiti come da un catalogo. La storia (la racconto da decenni) ci dice che i programmi elettorali, aperte le urne, finiscono chiusi chissà dove.

Del Mese si candida per il movimento ‘Azione’ dell’ex PD Carlo Calenda e qui, a incoraggiarlo, è giunto l’altro ex PD Matteo Richetti. Con loro a parlare una sola candidata consigliera: Amina Ingaldi. Nel 2016 si era presentata con Mastella e il centrodestra, dopo aver fatto parte per anni del centrosinistra. Ebbe molti voti e fu pure nominata assessora. Dopo meno di un anno, Mastella la estromise dalla Giunta: ora ritorna in campo come sua avversaria… L’ennesimo “ritorno dell’uguale” (e il filosofo mi perdoni): cambiano le casacche.
Non si può certo giudicare da una sola persona a sostegno la novità o la diversità del candidato sindaco “azionista” anche se, presentandone una sola, non può che fungere da emblema: vedremo gli altri, è ancora molto lunga questa campagna elettorale, interminabile…

Interminabile come la sequela di liste (sei) annunciate a sostegno di Mastella dai nomi più fantasiosi: Benevento bellissima, Meglio Noi, Noi Campani, Noi Sanniti (Noi di Ceppaloni ancora manca…). Altra prova provata, questa sfilza, che si mira a vincere grazie alla quantità delle persone schierate…

C’è poi il grottesco: in una delle città più storicamente di destra e conservatrice d’Italia manca ancora un candidato sindaco d’area. Negli ultimi anni, lotte di potere extra beneventane hanno colpito gli esponenti di maggior rilievo, Viespoli da un lato e De Girolamo dall’altro: in loro assenza le rispettive parti politiche sono diventate irrilevanti. Non è mai veramente nata la Lega salviniana, non fa in tempo! Ogni gruppo dirigente, da fuori creato, dopo qualche mese viene sostituito da un altro. Non è riuscito a scalare la vetta leghista nemmeno uno scafato politico autoctono, Claudio Mosè Principe, nel 2016 con Mastella, nel 2019 leghista e ora uno dei più accorsati sostenitori della “alternativa” coalizione di Perifano.

Non si scorgono “navigati” o naviganti, per ora, nella coalizione di Moretti, ma mancano ancora delle settimane alla presentazione delle liste…
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Questo breve excursus può essere una prima risposta a quanto detto in esordio. Soprattutto alle Comunali (ma non solo) in questo 2021, a contare è soprattutto, se non solo la quantità, si è candidati non per quel che si è dimostrato nella sfera pubblica, tanto meno per quel che si sa. Contano i voti che, si crede, potranno portare in dote, a prescindere. E, in questo immutabile contesto, ben può accadere che pure una nobile parola come civico possa trasformarsi in cinico...

E tutto ciò, sia chiaro, non per un fato avverso, ma per chiara responsabilità degli elettori beneventani. Sono state decisive le loro coerenti (per decenni) scelte nelle urne, dettate da familismo, clientele, interessi e aspettative particolaristiche da curare.

La dimostrata incoerenza dei viandanti degli schieramenti, così come la mancanza di una cultura politica dei candidati poi eletti non vengono punite a fine mandato nelle urne perché, nella stragrande maggioranza degli elettori, coerenza e competenza nulla hanno contato al momento della precedente elezione.

Ormai è come una coazione a ripetere. Benevento così in basso non c’è finita per sfortuna. Col Bardo: “Sebbene questa sia pazzia vi è però in essa del metodo…!”.