Le facce palesi e nascoste delle due fazioni PD di Benevento impegnate soprattutto a combattersi

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Raffaele Del Vecchio e Umberto Del Basso De Caro
Raffaele Del Vecchio e Umberto Del Basso De Caro

Partita come farsa e divenuta via via tragedia, l'annosa vicenda del Partito Democratico del Sannio sta trascinandosi in questi giorni con una recrudescenza di note stampa. I contributi pertanto portati al dibattito si incrociano, si accavallano, si sciolgono in un dialogo autoreferenziale che ha sicuramente un effetto politico immediato: far sì che gli organi di informazione non distolgano il fascio di luce mediatica dalla polemica. Le cui conseguenze sono differenti per le parti che stanno giocando questa partita di mero potere.

Il fumo negli occhi dell'opinione pubblica, però, merita di essere diradato attraverso un racconto meno spigoloso e più sintetico.

Le fazioni del partito. Il Pd che, nel Sannio ed a Benevento, intende riferirsi a Vincenzo De Luca e quindi alla maggioranza che governa in regione, e il Pd che, nel Sannio ed a Benevento (ancora), fa riferimento a Umberto Del Basso De Caro, deputato del territorio.

Gli attori. 1. La 'corrente' con il presidente provinciale Rossano Insogna e, in città, i tre consiglieri comunali a palazzo Mosti Francesco De Pierro, Raffaele Del Vecchio, Cosimo Lepore; 2- I consiglieri comunali residui e provinciali, con i primi costretti paradossalmente a formare un nuovo gruppo con altra denominazione nell'assise cittadina perché gli altri sono 'titolari' del simbolo.

Le baruffe. Risalgono, nella loro ufficiale deflagrazione, all'assemblea provinciale convocata a Molinara a inizio giugno, i cui esiti sono stati oggetto di ricorsi – con la bilancia comunque provvisoriamente pendente in favore dei deluchiani - demandati, in conclusione, alla segreteria nazionale.

L'oggetto del contendere (finto). Chi si riconosce in De Luca ritiene di dover creare, e sostenere, per le prossime comunali a Benevento una coalizione ampia e plurale come quella che ha portato alla riconferma di De Luca a palazzo Santa Lucia, coalizione che ha incluso Mastella e non ha visto la partecipazione del M5S; chi si riconosce in De Caro ritiene sempre di dover creare, e sostenere, per le prossime comunali a Benevento una coalizione ampia e plurale che ricalchi però gli indirizzi nazionali come perseguiti dagli ultimi segretari Zingaretti e Letta, quindi una intesa in particolare con il M5S.

L'oggetto del contendere (vero). Chi si riconosce in De Luca utilizza l'aspetto politico della coalizione per le Regionali per provare a regolare i conti a livello locale estromettendo De Caro e i suoi dalla guida del partito: qui giunge il sostegno, non a caso, della segreteria regionale del partito – vicina a De Luca - e comunque va registrato un significativo silenzio su un altro dato: il 'filo da torcere' che, nell'ambito della coalizione delle Regionali, la componente 'decariana' ha creato a De Luca con i risultati sul territorio (Sannio e Irpinia). Ce ne è abbastanza per una strisciante rivalsa; chi si riconosce in De Caro, invece, mira semplicemente a conservare la rendita di posizione attuale: per il deputato la leadership e magari ancora una volta lo scranno parlamentare, il consigliere regionale il suo beneficio lo ha già ricevuto con la rielezione, in ballo resta una primazia di facciata da esercitare occupando il posto di segretario provinciale in sostituzione di Valentino.

I mezzi per giungere al risultato. Chi si riconosce in De Luca è disposto ad assecondare con il proprio sostegno la ricandidatura a sindaco di Clemente Mastella ora divenuto (nuovamente) alfiere di questo 'centrosinistra' (parola e appartenenza addirittura finita negli scritti di Renato Parente...) pur di liberarsi di De Caro; chi si dice decariano ritiene di doversi opporre al disegno di ricandidatura di Mastella dando conseguenzialità ai cinque anni di opposizione all'esponente politico ceppalonese.

La realtà del territorio. Senza prendere le parti di alcuno, va rivangato il quadro politico dell'ultimo quinquennio: da una parte Mastella che nel 2016 ha sconfitto la coalizione del centrosinistra, dall'altra la coalizione del centrosinistra sconfitto (guidata da Del Vecchio candidato sindaco sconfitto e con De Pierro nominato capogruppo consiliare del Pd) che sulla carta ha rappresentato l'opposizione.

Il logorio. La sequenza di comunicati stampa è più utile ai deluchiani che ai decariani: i primi non perdono nulla, se non la credibilità politica, e comunque hanno il paracadute delle liste pro-Mastella; i secondi vedono erosa una eventuale base elettorale al candidato sindaco designato, Perifano, a questo punto anche delegittimato da una parte del partito che, attraverso addirittura pubbliche affissioni, gli ha già manifestato il suo aperto sostegno.

Il punto d'approdo. Chi si riconosce in De Luca è dalla parte di Mastella, e dunque lavora perché Perifano non venga eletto sindaco pur di conquistare il partito, disposto a una posizione subordinata rispetto allo scenario politico che tali circostanze verrebbero a creare; chi si riconosce in De Caro nel lavorare anche per sconfiggere gli 'eretici' deluchiani attraverso la lotta a Mastella mira ovviamente a conservare gli attuali equilibri del partito da un punto di forza (l'eventuale vittoria di Perifano) che non potrà essere condiviso con gli ovvi sconfitti. Posizioni inconciliabili, insomma.

La battaglia (vera). Tutto ciò concorre a far passare in secondo piano la reale necessità del Pd a Benevento e nel Sannio, la cui paternità ai 'deluchiani' non va negata (come non va negato che prima di essere deluchiani gli stessi sono stati decariani e hanno usato i medesimi mezzi epurativi verso il dissenso): la democrazia all'interno del partito, la compresenza di posizioni diverse, il confronto aperto nelle sedi previste. Invece questa (nobile) idea scompare nello scenario ricordato del 'mors tua vita mea'. E dunque allontana dal dibattito il bisogno che avrebbe il Pd locale di aprire le finestre e cambiare aria. La soluzione possibile, a questo punto a elezioni comunali avvenute (accada quel che accada), potrà essere solo un commissariamento a lungo termine che cambi, appunto, tutta questa inclassificabile classe dirigente, provveda a eliminarne anche le scorie, apra davvero alla società civile, avvii non solo un processo di rinnovamento (pulizia) di vertici e quadri ma di inclusione e crescita per volti freschi, puliti, disinteressati o comunque non coinvolti in tali 'jacovelle'. Mission impossible, si direbbe allo stato.