Pini salvati! Come e perché a Mastella è venuto in mente di tagliarli. Ma Benevento resiste, anche ai suoi governanti

- Opinioni di Carlo Panella

Un intervento cautelativo della magistratura beneventana, per decisione di un Giudice, su input della Procura della Repubblica, ha per ora messo al sicuro i 300 e più monumentali pini del Viale Atlantici e delle due seguenti strade in salita verso la Pacevecchia (clicca e leggi su IlVaglio.it). E’ lo sviluppo di un’inchiesta giudiziaria che poco avvince, non tanto per il merito della questione, quanto per come - dopo lunghissimi anni – generalmente vanno a finire qui le inchieste giudiziarie su materie che riguardano le pubbliche amministrazioni: nel nulla, tra prescrizioni e assoluzioni, quando i dibattimenti si aprono.

Il disposto sequestro al Comune delle piante, intanto, è sicuramente un provvedimento utile perché sottrae alla Amministrazione civica a guida Clemente Mastella la principale potestà sui pini. Stando così le cose, l’abbattimento dovrebbe essere scongiurato, almeno fino alle prossime elezioni comunali (che potrebbero anche tenersi prima della prevista metà ottobre prossimo, a causa della ripresa dell’aumento dei contagi della pandemia da SARS-CoV2.).

E’ quindi decisamente preminente l’aspetto politico della questione. Mastella (che non è indagato, come nessun altro amministratore civico, riguardando l’inchiesta un funzionario e un dipendente comunali, ritenuti responsabili per i primi 12 pini già abbattuti) è stato ed è uno strenuo fautore dell’abbattimento delle piante. E’ fiero dell’intenzione, la ribadisce ognora.

Ora, trattandosi di una decisione veramente di forte impatto sia per l’aspetto paesaggistico, che naturalistico e dell’ecosistema, proviamo a capire il perché e come mai gli possa essere venuta in mente.

Il sindaco uscente di Benevento dichiara che vuole farli buttare giù perché sono pericolosi per la pubblica incolumità. Sono in piedi (alcuni, da più di un secolo), alti, belli e fronzuti, ma ciò nonostante Mastella reputa che, anche a fronte dei mutamenti climatici in essere, possono cadere, in parte o del tutto, e magari finire addosso a qualche malcapitato che si trovasse nei pressi.

Ciò è quel che dice, incurante tra la sproporzione evidentissima di un remoto, ipotetico danno eventuale e un sicuro, immediato gigantesco sfregio all’ambiente al paesaggio.

Io credo invece che incida non poco il timore che le conseguenze nefaste da lui evocate potrebbero ricadere, penalmente e civilmente, anche su di lui in quanto sindaco. Questa mia opinione si fonda anche su come Mastella ha sempre adottato, nel quinquennio scorso, le più estreme ordinanze restrittive di fronte ai vari bollettini previsionali della Protezione civile: non si contano le ore di lezione perse a Benevento per tutte le scuole da lui chiuse, a fronte di annunciati fenomeni atmosferici rivelatisi quasi sempre poi, assolutamente conciliabili con la regolare frequenza per gli studenti.

Ma, se benevolmente si possono anche comprendere le sue decisioni timorose a fronte di qualche bollettino della Protezione civile regionale, non c’è alcun ente o autorità che gli abbia potuto suggerire la falcidie dei pini.

Lasciamo perdere la boutade ulteriore che, in particolare sul Viale Atlantici, tra qualche anno dovrebbero (dovrebbero…) spostarsi molti uffici pubblici con un conseguente aumento dei possibili potenziali “martiri dei pini…”. Non vogliamo infierire.

C’è dunque da capire, oltre il perché, come mai si possano immaginare e propugnare decisioni così estreme da scatenare (finalmente, una tantum…) una forte reazione della società civile a difesa delle meravigliose piante, con tanto di esposti alla Procura che ora si è concretamente mossa a difesa.

La mia risposta è semplice: perché Mastella non è di Benevento e il rapporto che lui ha con la città è di chi vi si rapporta in maniera fredda. Il Viale Atlantici (ma il discorso in maniera ridotta vale anche per le altre due strade), è una delle strade più belle di Benevento, se non la perla, non solo ma soprattutto per i pini. Via via svelandosi: dalla parte bassa che sfocia e affaccia sulla centrale Piazza Castello, e la Rocca, e l’inizio del Corso Garibaldi, risalendo per la lussureggiante Villa Comunale fino alla parte più alta, tra le antiche costruzioni e i villini di pregio e lo stupendo panorama visibile dai Giardinetti Piccinato. Tagliare quegli alberi è un po’ come abbattere il Maschio Angioino o Castel dell’Ovo a Napoli, e forse ancor di più, perché qui alternative così belle non ce se sono.

A nessun sindaco beneventano è mai venuto in mente e mai potrà venire di abbattere la parte più bella della propria città. C’è un problema vero, concreto e sono le radici di quei pini che invadono in parte la sede stradale. Tuttavia, ovviamente, un amministratore che non solo gestisce ma innanzitutto ama e rispetta la città e la sua storia si dispone a risolvere questo problema costruttivamente, non distruggendo il massimo per far fronte al minimo!

Senza voler arrivare a citare Leopardi (Alma terra natia, la vita che mi desti ecco ti rendo), chi governa una città se ne deve sentire provvisorio curatore e non padrone.

Non è tanto che Mastella è nato e vissuto a Ceppaloni, vi è stato sindaco e lì vi ha ricevuto orgoglioso i potenti, facendogli da anfitrione nei lontani tempi andati.

Non è solo perché è dovuto diventare residente in Benevento solo nel 2016, dopo che la maggioranza dei votanti al secondo turno gli ha consegnato le chiavi della città.

E’ soprattutto per un’estraneità più di fondo, la mancanza, per dirla con Oriana Fallaci, di quel vincolo fatto di molti vincoli che stanno nella carne e nell’anima dei cittadini, dei beneventani, nella loro memoria. È un legame che non subentra, non si inventa e che per ciò non si può estirpare come un pelo inopportuno.

E se non si può estirpare un pelo, figurarsi oltre 300 pini. Puoi pensare di farlo solo se contemporaneamente non senti di poterli strappare dalla tua memoria, dalla tua carne, dalla tua anima.

I pini e il Viale Atlantici per ora sono salvi. Questa città, bella in tante parti e piena di uniche, preziose vestigia, alla fine, oltre che alle alluvioni e ai terremoti, riesce a sopravvivere anche ai suoi governanti. Lo fa da secoli, da millenni. Deo gratias!