L'Italia degli intrighi: il racconto delle stragi e degli scandali ai quali la democrazia ha saputo resistere

- Politica Istituzioni di Carlo Panella

Fabio Isman ha donato ieri agli intervenuti alla presentazione del suo libro “Andare per l’Italia degli intrighi (Il Mulino, editore), l'opportunità di ascoltare pezzi della parte brutta della storia italiana - tra fine anni ’60 e inizio anni ’80 - da chi ne è stato testimone e narratore dalle colonne del ‘Messaggero’, risultandone, non poco, ingiustamente ferito.

Merito dell’associazione Campania Europa Mediterraneo che, con il patrocinio del Comune di San Giorgio del Sannio, ha organizzato l’evento nei consueti ‘Incontri d’estate’. L’autore ne ha discusso con chi scrive, dopo i saluti di presentazione di Enzo Parziale, presidente della citata associazione, e del sindaco della cittadina, Mario Pepe.

L’evento doveva svolgersi nella bella terrazza Marzani, ma l’inclemenza del tempo lo ha dirottato nel limitrofo palazzo che fu di Arturo Bocchini, il famigerato esponente, tra i più potenti, del regime criminale fascista, addirittura nomato all’epoca come viceduce (fu capo della polizia, per 15 anni e fino alla morte, nonché creatore della terribile OVRA Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo).

La presenza di Isman ha illuminato quel luogo dal tristo passato, con la condivisione della sua praticata esperienza civile, di giornalista e scrittore.

Il suo libro è un preziosissimo vademecum, scritto con sicura e sapiente mano giornalistica. Tantissime infatti sono le notizie, porte al lettore, a raffica, come da una scarica di mitragliatrice. Operazione non semplice, ma propria di colui che riesce a sintetizzare il dovuto in spazi limitatissimi e che, se non dice tutto, sicuramente svela l’essenziale. Soprattutto per i più giovani che non hanno avuto la ventura di vivere quel periodo e ai quali, colpevolmente, da molti anni, scuole, media e mondo della cultura non raccontano più o solo accennano.

Il volume parte dalla madre di tutte le stragi, quella di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre del 1969 che, come ha precisato Isman, in realtà è cominciata ben prima, nel 1968. Quindi, sempre con precisi e puntuali riferimenti, si passa alla strage di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974 per finire alla più devastante per numero di morti, quella del 1980 alla stazione di Bologna. Tutte stragi di stampo neofascista in cui sono stati implicati a vario titolo e in vario modo alcuni capi e agenti dei servizi segreti dello Stato. Vicende di cui si sa molto, ma perlopiù senza che siano stati rivelati tutti i responsabili, soprattutto al livello massimo dei mandanti.

Ai servizi e alle loro troppe e gravi ambiguità è dedicato un altro dei capitoli del libro, con approfondimenti relativi alla loggia massonica deviata, la P2 di Gelli, al ruolo del finanziere Sindona e alla, vietata dalla legge, ma esistente per decenni, struttura militare clandestina e parallela dello Stato, poi scoperta (solo in parte) e detta Gladio.

Un altro capitolo è dedicato al terrorismo “rosso” in particolare alle Brigate Rosse e a quanto esse avrebbero potuto essere sconfitte, fin dalla partenza: non avvenne, sempre per una mai chiarita "mancanza” dei servizi segreti.

Oltre alle domande di chi scrive, numerose altre sono state poste a Isman dall’interessato uditorio. Un giornalista di vaglia che ha seguito in prima persona quei tragici eventi raccontati nel libro, con un bagaglio di conoscenze sui processi, le indagini e gli scandali pieno come quello di pochi. Isman, che ha sempre saputo tenere alta la testa di fronte ai potenti confrontandosi faccia a faccia, con personaggi di primissimo piano: due per tutti, Cossiga e Andreotti.

E che per fare, come si doveva, il mestiere di giornalista, si è dovuto beccare – allora, in quegli anni feroci, tra depistaggi e coperture indegne - ingiustamente anche 4 mesi di carcere preventivo (per la pubblicazione integrale dei verbali, già in parte noti, del brigatista Peci). Isman fu poi assolto con formula piena.

Una vicenda che però non lo ha fatto desistere, come dimostra ancora oggi il suo “Andare per l’Italia degli intrighi”, un atto di accusa, una testimonianza civile del dovere della memoria, in questa nazione – che ancora oggi e in altri campi criminali non trattati dal volume – tante verità nasconde: oggi, 29 anni dopo l’assassinio a Palermo, di Paolo Borsellino e della sua scorta, strage sulla quale i segreti di Stato opposti ancora non fanno comprendere chi la ordinò.