Il "match" Parente-Pepe sul ring delle Comunali di Benevento. E i cittadini sconfortati osservano

- Opinioni IlVaglio.it
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Nella velata forma di una nota destinata ai 'media' - a cura del consigliere comunale Renato Parente, strenuo alabardiere delle truppe governative di palazzo Mosti -, lo spettro della politica s'è aggirato un venerdì di luglio dell'anno di (dis)grazia 2021 per le redazioni sannite, gloriandosi di bassa fortuna di certo per la sostanziale assenza di elementi utili al dibattito e all'orientamento di un elettorato magari desideroso di aiuto nel costruirsi un giudizio per operare una scelta (leggi su IlVaglio.it).

Oddio, ci son cose che non vengono mai sole, e sarà dunque il caso di adattare agli estensori la saggezza popolare (“di Venere e di Marte non si dà principio all'arte” di comunicare), però meglio, ad esempio, è andata ad altro consigliere comunale, Cosimo Lepore. La sua nota stampa (leggi su IlVaglio.it), più diffusa, almeno ha il pregio di non essere affatto convincente pur essendo un tributo alla chiarezza del consumato rito del passaggio (di ritorno) all'alveo mastelliano: dove c'è il centro-sinistra non c'è Lepore, non potendosi infatti considerare il leader di Ceppaloni punto fermo di una qualsivoglia appartenenza a schieramenti che abbiano una matrice identitaria (se non quella personale).

Il testo del consigliere Lepore, però, in qualche modo anticipa (anche nella trasmissione oraria alle redazioni) il progressivo innalzamento dei toni della campagna elettorale e il conseguente livellamento verso il basso del contenuti - o meglio, della loro assenza -, per piegare sui risvolti. Va detto, comunque, che detto testo è informato a una maggiore continenza verbale, rispetto del consigliere Renato Parente, al quale dunque riesce la ciambella perfetta: confezionata con i retroscena e dietetica perché priva di ripieno politico.

Ma una cosa davvero colpisce l'immaginario collettivo lasciandolo stordito per la rivelazione, esemplificata da un titolo forgiato per il sapido intervento del consigliere mastelliano: “(Fausto) Pepe confessi che al ballottaggio 2016 votò Mastella e tradì Del Vecchio”. Qui nasce il confronto delle varie scuole di pensiero e sorgono gli interrogativi:

è stato l'ex sindaco Pepe a sussurrare al padiglione auricolare di Parente la scabrosa verità?
c'era all'uopo una di quelle telecamerine in cabina per cogliere il fedifrago nell'atto impuro?era stato apposto, o magari Pepe ha apposto, un luciferino simbolo sulla scheda?
o, magari, soluzione ardita e quindi per i cultori della suspense non impossibile, è stata la matita stessa in uso a Pepe a confessare l'inconfessabile a Parente?

Resteremo col dubbio eterno. Relativo però solo alla coerenza (intesa come tessuto connettivo del racconto) delle parole di Parente, perché egli aggiunge anche: “Questa è la realtà. E questo è il vero Fausto Pepe, che oggi dice di appoggiare Luigi Diego Perifano. Tradirà anche questo candidato a sindaco? Fortunatamente per la città, non lo scopriremo mai”.

Nel domandarci allora come abbia fatto a scoprirlo prima, dobbiamo dedurre:
che Pepe non sussurrerà più all'orecchio di Parente;
che non ci saranno più telecamere in cabina;
che il simbolismo per Pepe resterà solo una corrente artistica e non un esercizio (di) v(u)oto;
che la matita avrà deciso: è meglio l'omertà (essendo dell'uomo, anche nella radice della parola).
*
Ma soprattutto: nell'economia della vita dei cittadini elettori che peso avranno gli scambi incrociati d'accuse, fra i vari protagonisti, relativi ai loro comportamenti individuali e dunque al di fuori del contesto politico?

Perché, nonostante tutto, anche la risposta di Pepe è la dimostrazione di una debolezza: e dire che avrebbe avuto fra le mani, fra i tasti meglio, molte più frecce a favore. Sprecate, a essere sinceri, nel tentativo di ripagare Parente con la stessa moneta ma minore aggressività che denuncia quanto ormai il Pd cittadino annaspi nel tentativo di veicolare alla comunità la sua purezza di intenti chiedendo in cambio il solito atto di fiducia. Mal ripagata, con questa classe dirigente.