La protesta nel carcere e la difesa dell'indifendibile: la legge va rispettata da tutti

- Opinioni IlVaglio.it

Per comprendere meglio quanto sia lunga la strada non tanto della ‘pacificazione’, quanto del rispetto costituzionale delle regole e della consapevolezza dei ruoli, lo denuncia un esempio su fatti di cronaca molto recenti che hanno avuto come teatro la casa circondariale di Benevento, in contrada Capodimonte. Dove la protesta – la protesta - di un certo numero di detenuti (non sono rientrati subito nelle celle, chiedevano la rimozione dei vertici dell’istituzione carceraria), che ha avuto un’eco ovviamente anche sui media e siti locali oltre che sul notiziario Rai campano, ha dettato al segretario del Sindacato di Polizia Penitenziaria (S.PP.) Aldo Di Giacomo dichiarazioni dal tono piuttosto controverso. “La protesta ancora in atto a Benevento è più di un campanello d’allarme sulla possibilità di rivolte/ribellioni che si potrebbero spargere a macchia d’olio in tutti gli istituti d’Italia”, leggiamo nella nota diffusa alla stampa (leggi su Il Vaglio.it).

“Avevamo avvisato del rischio a cui si andava incontro andando a delegittimare il lavoro della polizia penitenziaria e mettendo ombre sull’intero sistema carcerario... Il nuovo elemento che i detenuti hanno colto bene è quello che in caso di rivolte o di proteste nessuno interverrà usando legittimamente la forza, dall’altra parte anche noi sappiamo benissimo che un utilizzo della forza seppur legittimo porterebbe nuovamente ad accusarci di violenze gratuite”.

Il riferimento ai fatti di Santa Maria Capua Vetere, tema su cui è sul Vaglio intervenuta con un articolo Teresa Simeone (leggi su Il Vaglio.it) non solo non è casuale ma muove da una assoluta ‘libertà’ d’interpretazione (sorretta pure dalle tesi di esponenti parlamentari ben individuabili nella destra dello schieramento politico) rispetto a come gli stessi sono stati ricostruiti in una indagine della Magistratura: allo stato, quanto accertato rivela che a Santa Maria Capua Vetere non ci fu alcuna rivolta e che a tale ‘provocazione’ inesistente lo Stato, attraverso alcune sue ramificazioni in grisaglia o divisa, ha dato una risposta ben oltre le prerogative concesse. La mera visione di alcuni filmati è da vietato ai minori circa il rispetto dei diritti.

Con l’esempio (anche) di Benevento portato a supporto di un discorso indifendibile quando rapportato a conclamate distorsioni, le esternazioni - certo non censurabili - di parti sociali e non solo che soffiano sul fuoco della polemica nel difendere l’indifendibile conclamato necessitano però di un contraltare chiaro: legge, etica e morale sono le stesse per tutti. Anche per chi indossa una divisa e non può lasciarsi andare ad atteggiamenti, e valutazioni, in libera uscita da un carcere di pregiudizi.