Il Diario dell’Argonauta.31 - A Termoli, con Federico II e moglie, tra cadute e costumi

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La Venere Callipigia
La Venere Callipigia

Per le vacanze in famiglia, quest’anno abbiamo scelto Termoli, in Molise, regione di origine di mia moglie, anche se, dal punto di vista storico, la città è più pugliese che molisana. La cittadella del Borgo Antico, posta su uno sperone di roccia, controlla l’Adriatico col Castello Svevo del 1247, voluto da Federico II di Svevia. La madre, Costanza d’Altavilla, era figlia di Ruggero II, fondatore nel 1130 del Regno di Sicilia (Due Sicilie dal 1433) che ha conservato i medesimi confini fino al 1861, quando cessò di esistere “grazie” alla “liberazione piemontese”. L’imperatore suddivise il Regno in giustizierati e Termoli fu compreso nella Capitanata (grossomodo l’odierna provincia di Foggia), la terra più amata dallo “Stupor Mundi”; con la riforma delle province napoletane voluta da Gioacchino Murat, la città, nel 1811, passò al Contado di Molise.

Quando Rita, sorella di mia moglie, annunciò il suo matrimonio, ne fui entusiasta, per Gianluca (nonostante l’enorme difetto di tifare per una squadra innominabile), ma anche per la scelta della cattedrale di Santa Maria della Purificazione, magnifico esempio di romanico pugliese, nel cuore del Borgo Antico di Termoli.

Se è vero il detto “sposa bagnata, sposa fortunata”, mia cognata continuerà a essere fortunatissima, perché quel giorno Termoli fu investita da un’autentica tempesta di fulmini, uno dei quali colpì la cattedrale, a pochi metri dal mare, facendola piombare nel buio.

Le avverse condizioni atmosferiche amplificarono le mie perplessità per le scarpe che mia moglie decise di indossare, con un tacco eccessivo e inutile, essendo già alta. “Sono la sorella della sposa e la testimone di nozze, tutti mi guarderanno”, fu la risposta con cui mi tacitò, in un inedito slancio di vanità per il quale di lì a poco sarebbe stata “punita”.

Farle raggiungere la cattedrale senza cadere, percorrendo l’acciottolato del Borgo Antico, trasformato dal diluvio nel pavimento di un autolavaggio, fu un sollievo di brevissima durata. Il tempo di chiedersi come avrebbe raggiunto l’altare sopraelevato della cattedrale. Rifiutò sdegnosamente di essere accompagnata, riuscì a salire le scale indenne, ma le fu “fatale” il rilassamento seguito allo scampato pericolo. L’istinto di sorella la portò a sistemare lo strascico della sposa, ma il credito con la fortuna si era esaurito: in un attimo si ritrovò a gambe all’aria! “Dubito che qualcuno ricorderà le tue scarpe, ma certamente nessuno dimenticherà la tua rovinosa caduta”, fu il mio commento a cerimonia conclusa.

Rita ha poi dato alla luce Rebecca, a lungo in predicato di nascere il mio stesso giorno, 10 dicembre, obiettivo mancato per soli cinque giorni e conseguito invece da Allegra, figlia di Arianna, amica carissima, grazie alla quale, con una sorta di “effetto domino”, ho avuto la fortuna di conoscere bellissime persone.

Arianna, ottima pediatra, ha anche un vero talento artistico nel disegnare abbigliamento femminile, in particolare costumi da bagno. Ho approfittato della sua “competenza” per un “parere artistico” sui costumi in voga quest’anno: “modello brasiliano”, mi ha spiegato.

Sospetto che il disegnatore condivida col sottoscritto una predilezione per la “Venere Callipigia” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che racchiude anche i tesori di scultura della “Collezione Farnese”, “eredità personale” (informare qualche ex ministro della Cultura) di Carlo di Borbone, “Rex Utriusque Siciliae” e figlio di Elisabetta, l’ultima Farnese.

La consulenza che ho chiesto a Arianna si è resa necessaria per l’osservazione (meramente epidemiologica, s’intende) di una forte prevalenza di “modelli brasiliani” sulla spiaggia di Termoli, tanto da farmi ipotizzare un nesso di causalità con l’incredibile incidente occorso a un mezzo per la raccolta rifiuti, restato in bilico tra il sentiero ai piedi delle mura del Borgo Antico e i sottostanti ombrelloni!

Ho riferito l’ipotesi all’amico Fabio (gli avevo inviato una foto dell’incidente), che conosce benissimo il luogo, ma, distratto dalla telefonata, non mi sono subito accorto del trambusto presso il nostro ombrellone: stavano aiutando mia moglie la quale, causa ribaltamento del lettino, era finita nuovamente gambe all’aria!

Inevitabile la lavata di testa. Ho provato a giustificarmi, spiegando che ero preso dalla profondità di una “riflessione” che stavo condividendo con Fabio: “L’evoluzione dei costumi è così prepotente che oggigiorno, in spiaggia, tra starsene sovrappensiero o passare per maniaco è un attimo”.

Su Facebook ha raccolto numerosi consensi, soprattutto tra le mie amiche, sorprendentemente o forse no. Il commento di mia moglie, viceversa, non è riferibile...