Benevento la strana: perde i soldi per l'housing sociale e trova dirigenti che "fanno il tifo"

- Opinioni IlVaglio.it

A seguito della pubblicazione on line dapprima su Gazzetta di Benevento, poi deflagrata sulle altre testate, della revoca del finanziamento al programma di housing sociale in contrada Capodimonte del Comune di Benevento, un nuovo fronte si è aperto nel dibattito politico, fatto di note stampa e contrappunti alle stesse delle varie parti sentitesi comunque chiamate in causa - se non altro dal clima pre-elettorale.

La storia, in sintesi, ci parla di dodici milioni di euro circa che la Regione Campania avoca nuovamente a sé, da destinare in parte ad altri investimenti causa l'infruttuoso iter locale, a nulla approdato dopo la convenzione tra i ricordati enti nel lontano 2012.

Giova solo ricordare che “il Social Housing – si legge sul sito del Fondo Trentino allo scopo destinato - consiste nell’offerta di alloggi e servizi abitativi a prezzi contenuti destinati ai cittadini con reddito medio basso che non riescono a soddisfare il loro bisogno abitativo sul mercato e allo stesso tempo non hanno i requisiti per accedere all’edilizia pubblica popolare, con l’obiettivo di garantire l’integrazione sociale e il benessere abitativo”.

Il 'senso' della privazione è quindi piuttosto chiaro e intorno a tale tema è declinata la polemica, promossa come era ovvio, in particolare, da chi si oppone all'attuale governo cittadino a trazione mastelliana: lo ha fatto il Pd, ad esempio (leggi su IlVaglio.it), ma anche le liste civiche del centrodestra.

Come in una vignetta della Settimana Enigmistica, però, un particolare dell'insieme mediatico è fuori posto: la risposta alle eccezioni politiche sollevate è venuta, in prima battuta (poi lenita - ma solo il giorno dopo - da un comunicato stampa del partito di Mastella, “Noi Campani”), da un dirigente di palazzo Mosti, Antonio Iadicicco, responsabile del settore Urbanistica. Che si è reso autore appunto di una nota in cui ricostruisce i passaggi della quasi decennale vicenda, difende l'operato dell'attuale amministrazione, cioè quella che gli ha conferito l'incarico dirigenziale, il 28 dicembre 2018 all'esito di una procedura di selezione i cui candidati sono stati valutati da una Commissione composta dai dirigenti comunali Verdicchio (presidente), Catalano (componente), Cotugno (componente e segretaria comunale), e – infine – conclude, dopo averle dettagliate, che le cause che “hanno generato la revoca parziale del finanziamento... sono tutte ascrivibili alla precedente Amministrazione”. Ovvero al centrosinistra del doppio mandato di Fausto Pepe.

Non serve la zingara per cogliere, in un passaggio del genere, una valutazione che esula dal tecnicismo richiesto al dirigente e si avventura nel mare della politica.

A questa evidente distorsione della prassi amministrativa, come si diceva, ha messo una pezza “Noi Campani”, diramando, pur con qualche grave scivolata sul Burundi (leggi su IlVaglio.it), una nota più 'ufficiale' - nel senso di una risposta di partito a fronte delle sollecitazioni di partito giunte in senso contrario, quindi davvero 'politica'.

Al dirigente comunale, a tempo determinato, non è richiesto, in sede istituzionale, un giudizio di valore, né il 'tifo' per questo o quello, ma la garanzia di un servizio reso alla comunità tutta: perché, per fortuna, i governi anche locali, di qualunque colore, passano, e la cittadinanza deve esser certa che l'opera amministrativa e di vigilanza venga svolta sempre con imparzialità.