Il tirare in ballo il festival Spoleto, parlando della Città Spettacolo di oggi: solo un'occasione persa per tacere

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Renato Giordano
Renato Giordano

Chiuso il festival delle produzioni da pubblicizzare, la stagione estiva beneventana ora vive nell'attesa di Città Spettacolo. Palpitando per le esternazioni del suo direttore artistico, Renato Giordano. Che al solito non delude. In occasione delle audizioni di cantanti lirici da inserire nel cast di un'opera da rappresentare al teatro Romano, Giordano ha delineato, a Gazzetta di Benevento, i tratti della sua filosofia di scelte: fare numeri e ascolto. Niente romanticismo, quindi, ma un occhio strizzato al 'mercato', come quest'anno "fa Spoleto con Colapesce e Dimartino".

In effetti suona riduttivo proprio per Città Spettacolo il parallelo, che dovrebbe santificare le difficoltà anche del "Festival di festival", quello di Spoleto, per dirla con Giordano. Aggrappato pertanto quest'ultimo anche al valore più "pop" del cantautorato indie per la sua 64esima edizione con "60 spettacoli, tutti in prima italiana, con più di 500 artisti da 13 paesi in 15 sedi - ricorda il comune spoletino, pure patrimonio UNESCO come Benevento -, numeri di una proposta interdisciplinare che mette in relazione musica, opera, danza, teatro, arte attraverso la creatività dei migliori artisti e delle migliori compagnie internazionali".

Certo: una presentazione di parte, e bene ha fatto Giordano a rimarcare la diversificazione di cartellone e tasso di qualità, perché "per creare un'opera d'arte affinché si compia l'atto divino della catarsi, c'è bisogno di chi crea, chi esegue e chi guarda. Quando uno di questi tre elementi viene meno, siamo in presenza di un'altra cosa e non si fa più spettacolo e né arte ma masturbazioni mentali".

Come quegli onanisti di Spoleto, con in cartellone Ivan Fischer e Antonio Pappano, la Budapest festival orchestra e l'Accademia nazionale di Santa Cecilia, Mourad Merzouki e Angelin Preljocaj, Francesco Tristano e Brad Mehldau, Flora Detraz e Jonas&Lander, Liv Ferracchiati... (nessuna presunzione di conoscenza, mera lettura di programma che a volte è più che sufficiente per imparare a tacere).