Benevento città particolare: si sottraggono le risorse direttamente dal bilancio degli anni a venire

- Opinioni di pompeo nuzzolo

Il conto consuntivo del 2020, che sarà sottoposto al vaglio della prossima seduta consiliare del Comune di Benevento, si presta a una duplice lettura: la prima riguarda l’inserimento del Fondo di anticipazione di liquidità che chiameremo in seguito Fal; la seconda lettura riguarda la reale situazione dei conti. Per rendere comprensibile la lettura dei risultati dell’esercizio chiuso, è necessario partire da alcuni interventi della Corte costituzionale e della Corte dei conti, nonché dall’introduzione del Fal con il dl 35/2013.

Il Fal fu istituito con lo scopo di limitare il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione. Il nuovo istituto, di natura speciale, consentì alla Cassa Depositi e prestiti (DD.PP.) di anticipare agli enti locali, in difficoltà finanziaria, la liquidità necessaria ad assicurare il pagamento dei debiti, liquidi ed esigibili, iscritti nei precedenti bilanci. Con l’immissione di una notevole liquidità, si pensò che si potesse rilanciare l’economia attraverso il pagamento dei debiti in tempi ragionevoli, e dare quindi la possibilità agli enti locali con problemi finanziari di normalizzare i flussi delle entrate e delle spese.

Il Comune di Benevento ha ricevuto 35 milioni di anticipazione prima della dichiarazione del dissesto per cui non riceverà l’intero importo richiesto.

Le regole del prestito, che per legge ha natura di anticipazione e non di debito, prevedono che gli enti locali restituiscano l’anticipazione di liquidità con piano di ammortamento, a rate costanti entro un periodo di tempo massimo di trent’anni e con interessi molto bassi. Cosicché, l’anticipazione, non costituendo un debito, superò il problema di rendere pagabili i debiti di spesa corrente. La Costituzione, infatti, pone il divieto di potersi indebitare per pagare debiti di spesa corrente.

La collocazione contabile delle anticipazioni in bilancio, però, si è rilevata difficoltosa. L’obiettivo da raggiungere era duplice, trovare una forma di scritturazione neutrale rispetto ai risultati d’amministrazione e impedire che potesse aumentare la spesa corrente.

La Corte costituzionale è intervenuta più volte sul tema e da ultimo, con la sentenza pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 29/04/2021, ha annullato l’art. 39 ter, c. 2° e 3°, del dl 30/12/2019, n. 162. L’annullamento comporta l’impossibilità di scritturare il Fal nella contabilità in modo tale da incidere sui risultati di amministrazione.

La delibera che si pone all’attenzione del Consiglio Comunale di Benevento, dunque, sarà votata in presenza della sentenza, per cui il Consiglio si troverà a valutare la legittimità dell’atto rispetto al contenuto della sentenza che comporta la caducazione degli effetti non definitivi e nei rapporti ancora in corso di svolgimento.

Il problema vero, quindi, è quello di stabilire se il disavanzo è conseguenza dell’inserimento del Fal o ha natura autonoma rispetto al Fal.

La risposta è nella nota in calce alla pag. 50 della Relazione sul conto consuntivo dell’esercizio 2020 dove sono riportati il prospetto del fondo pluriennale vincolato e il prospetto dimostrativo del disavanzo. In particolare, si legge quanto segue: "Il risultato di amministrazione (totale parte disponibile) di € -34.339.833,81 è dovuto a 26.879.926,56 per la prima iscrizione, secondo il contabile del Fondo di anticipazione liquidità e a € 9.748.221,42 per l’iscrizione del FCDE con metodo ordinario e scaturente dal rendiconto 2019". L’informazione data è che i 9,7 ml provengono dall’esercizio 2019, anno in cui il Fal, come è detto negli atti, non era inserito nel conto.

L’altro tema da affrontare è il tempo del ripiano la cui durata trova la sua disciplina nella sentenza della Corte costituzionale n 115/2020. La Corte ha ritenuto che “la regola fisiologica del rientro dal disavanzo è quella del rientro annuale, al massimo triennale e comunque non superiore allo scadere del mandato elettorale”.

Ogni periodo di durata superiore comporta il sospetto di potenziale dissesto e può essere giustificato solo se il meccanismo normativo che lo prevede sia effettivamente finalizzato al riequilibrio, dimodoché "l'istruttoria relativa alle ipotesi di risanamento deve essere congrua e coerente sotto il profilo storico, economico e giuridico" (sentenza n. 18 del 2019).

Inoltre, la Corte con la sentenza 184/2016 ha indicato che il bilancio degli enti locali “risponde all’obiettivo di rendere certi e conoscibili le politiche pubbliche di un ente istituzionale a natura democratica, diventando la prima forma di accountability di quanto i decisori pubblici intendono realizzare su orizzonti temporali che superano la durata del mandato elettorale, di conseguenza, sono ammissibili solo se correlate a spese di investimento secondo quanto prevede l’art 119, comma sesto, Cost., perché è solo trasmettendo benefici durevoli che le amministrazioni possono porre a carico di generazioni successive l’onere di ripianare i disavanzi che hanno creato” (Cfr. Diritto &conti Elena di Carpegna Brivio).

Nel caso di Benevento non si carica il ripiano sulle generazioni future, ma si prelevano direttamente le risorse dal futuro. Infatti, attraverso il meccanismo dei vincoli, si sottraggono le risorse direttamente dal bilancio degli anni a venire.

Infine un’ultima annotazione. Il Consiglio Comunale di Benevento, con delibera n./2019, aumentò il compenso ai revisori, secondo legge, per effetto della maggiore spesa corrente del Comune rispetto alla media nazionale, 750 contro € 978,9454 pro capite. Bisognerebbe riflettere anche su questo dato alla luce delle sentenze delle varie corti e del risultato di amministrazione che si sottopone all’esame del Consiglio e della città.