Il Diario dell’Argonauta. 27 - A Subiaco da San Benedetto per non pensare ai maledetti…

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

La vergognosa “cilecca” del Napoli al cospetto della squadra di “Giulietta” ha ripristinato la verginità dei padroni del calcio, che per settimane hanno tenuto vive la possibilità di accedere alla Champions League (e alle sue risorse) per squadre che di “super” hanno solo i debiti, con mezzi che hanno suscitato l’ilarità in telecronaca diretta di giornalisti stranieri…

I tifosi del Napoli, a differenza dei loro beniamini, ne sono usciti devastati. Nel tentativo di trovare ristoro, ho individuato un luogo silenzioso, monastico: Subiaco, splendido borgo medievale, tra i boschi del Parco Naturale dei Monti Simbruini, che domina la valle dell’Aniene, su quella dorsale appenninica del centro Italia dove abita l’essenza dell’Italia, ammesso che esista. Borghi che mia moglie e io scegliamo per escursioni o brevi vacanze, in quanto non distanti da Roma e ricchi di tesori artistici e gastronomici. Rispetto a questi ultimi, la possibilità di camminare in magnifici scenari naturali consente di ripulire, se non le arterie, almeno la coscienza...

Nerone, che di buon vivere si intendeva (continuo a ritenerlo uno dei personaggi più diffamati della storia), pensò bene di farsi costruire una villa “cui Sublaqueum nomen est”, dopo aver creato con un sistema di dighe sull’Aniene dei laghetti, i “Simbruina stagna”, come racconta Tacito. Il nome Subiaco deriva dalla villa, poi abbandonata dall’imperatore anziate, che interpretò come cattivo auspicio la caduta di un fulmine durante un banchetto. I resti sono a pochi passi da un suggestivo laghetto, delizia per gli amanti della fotografia, in una gola stretta e profonda, dove l’Aniene si allarga a formare una piccola cascata.

Il lago è intitolato a San Benedetto, che, tra le sovrastanti rocce del monte Taleo, all’inizio del VI secolo, individuò una grotta, dove visse tre anni da anacoreta. Da quel Sacro Speco partì per fondare il monachesimo occidentale, esperienza fondamentale, non solo per la religione, ma per la civiltà d’Europa, della quale non a caso è Patrono. Dopo l’anno Mille fu costruito il monastero di San Benedetto, incastonato nella roccia, che presenta due chiese sovrapposte, col Sacro Speco racchiuso in quella inferiore, splendidamente affrescate con dipinti del Duecento e del Trecento.

Non distante vi è il monastero di Santa Scolastica, sorella di Benedetto, con un notevole campanile romanico e tre chiostri, di cui è visitabile solo quello gotico. I chiostri rinascimentale e cosmatesco non sono accessibili per le norme anti Covid a tutela degli anziani monaci, analogamente alla chiesa, rifatta nel 1769 in stile neoclassico da Giacomo Quarenghi, poi architetto della zarina Caterina II la Grande.

Forte è stata la delusione per non aver potuto visitare la biblioteca, per il sottoscritto “luogo sacro” per antonomasia, in particolare quella del monastero benedettino più antico, unico rimasto dei tredici fondati dal Santo di Norcia. Nello “Scriptorium” di Subiaco gli amanuensi trascrissero migliaia di testi della Civiltà classica e i migliori miniatori d’Europa produssero volumi, di per sé opere d’arte.

Ho compensato la perdita con una scoperta. A Santa Scolastica, nel 1465, fu impiantata la prima tipografia in Italia, da due chierici tedeschi di Magonza, dove pochi anni prima Johannes Gutenberg aveva inventato la stampa a caratteri mobili.

“Viaggia e impara” è un mio motto, che ha trovato conferma anche durante l’escursione sublacense. Non attraverserà i millenni come quello che riassume la regola benedettina, “ora et labora”, che forse, nel mondo che si rialza timidamente dalle macerie del Covid, è proprio quello di cui abbiamo bisogno.