Benevento e il direttore artistico pro tempore orgoglioso del minestrone che propina

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Renato Giordano
Renato Giordano

La serata di presentazione dell'appuntamento con la scelta della cinquina finale del Premio Strega che in quest'anno di strategie amministrative e campagna elettorale si terrà al Teatro Romano s'è evidentemente rivelata propizia - cultura per cultura (…) – per un primo, sommario disvelamento della prossima Città Spettacolo. Ci ha pensato il direttore artistico di stretta osservanza mastelliana, Renato Giordano: insediatosi dopo l'insediamento della coalizione uscita vincente dalle urne nella tarda primavera del 2016, festeggia anch'egli il (poco) lustro nella (fu) carica che fu di Ugo Gregoretti, Renzo Giacchieri, Mariano Rigillo, Maurizio Costanzo, Ruggero Cappuccio, Enzo Moscato, Giulio Baffi. Da allora, 2016, nessun ripensamento, segno che politica e indirizzi artistici sono andati avanti di pari passo e senza contrasto alcuno per comunanza d'avanspettacolo.

E non si profilano deragliamenti neppure con l'edizione che verrà del Festival cittadino: qua e là sulla stampa si coglie il senso, nelle parche anticipazioni fornite, di quel che Benevento ospiterà nell'ultima settimana di agosto. “Un minestrone culturale”, riferisce gioioso il direttore artistico, dove ognuno riuscirà a scovare ciò che piace per concorrere all'affermazione del “Festival di tutti”, perché “in passato Benevento Città Spettacolo non era così amata e c’era poca gente” (intervista rilasciata ad Ntr24).

La metafora culinaria del direttore artistico, come appare appena ovvio, più che al piatto rimanda all'uso figurato del termine e di conseguenza alle certezze del Vocabolario, che nel 'minestrone' vede “un insieme confuso e disordinato di elementi di varia natura”. Difficile dissentire sulla scorta delle precedenti esperienze a guida Giordano, pronte - come abbiamo appunto appreso dallo chef - a rinnovarsi in un Festival ormai divenuto uno zombi, perché rivive (pur sempre morto) dopo ogni tentativo d'ammazzarlo. Più che di “minestrone culturale”, dopo cinque anni di Giordano si dovrebbe parlare di “emergenza culturale”.