Pepe non sa perché il centrosinistra non l’ha consultato nella scelta del candidato sindaco

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Fausto Pepe
Fausto Pepe

Intervistato telefonicamente da Ntr 24, l'ex sindaco di Benevento Fausto Pepe, esponente del Pd, si dice “fuori da questa partita” riferendosi ovviamente all'agone elettorale del prossimo autunno per il rinnovo di sindaco e consiglio comunale a Benevento. Eppure, dopo un certo periodo di assenza, la sua presenza sui media è divenuta un po' più assidua proprio mentre si consumava il tempo e s'avvicinava la scadenza del mandato mastelliano. Al punto da non negare un contributo d'esperienza a Civico 22 per i suoi Laboratori, assieme ad un altro ex del centrosinistra sannita Costantino Boffa: la già fascia tricolore beneventana per illustrare la governance dell'ente locale, il secondo per discutere di mobilità sostenibile e sviluppo infrastrutturale, assecondando la sua nuova 'mission' dopo gli anni spesi ai piani alti di Regione e Parlamento.

Argomentando della politica di questi giorni, Pepe ricorda limpidamente che “non bisognava archiviare l’esperienza di Civico 22”, così come “la vera opposizione è arrivata dal mondo associativo, come per esempio Altrabenevento, che andrebbe inclusa nel ragionamento complessivo per un cambiamento concreto”. Viene fuori così - tracciandolo sulla carta - un triangolo che assomiglia tanto ad un disegno politico ortodosso, quasi un'aspirazione. Eppure Pepe ben conosce l'arte della mediazione e gli effetti deterrenti degli ultimatum identitari che le citate realtà del mondo associativo hanno fatto balenare alienandosi la possibilità che le loro giuste battaglie civili si evolvessero in una traduzione politica.

E' consueto problema di personalità, quella stessa che rivendica anche Pepe quando, pur non facendone un problema “a carattere personale”, solleva la questione del “perché l’unico sindaco di centrosinistra, iscritto al Pd, per il quale si è speso molto anche per le Regionali, non sia stato reputato utile ad essere ascoltato a un tavolo di centrosinistra”.

Perché magari la sua parabola si è esaurita e il suo interesse per le faccende di palazzo Mosti si è affievolito con le dimissioni dalla carica di consigliere comunale dopo il successo di Mastella: un passo indietro che sarebbe logico interpretare come una rinuncia... salvo il rinnovato e riscoperto ritorno di fiamma in prossimità d'urna elettorale (che non significa solo candidatura, ma anche governo o sottogoverno).

E poi perché il Pd beneventano e più in generale sannita, di cui Pepe è esponente e che col suo passato conosce piuttosto bene, è risaputo essere il più sbrindellato d'Italia: a pensiero unico e con poca attitudine al dissenso, privo di una classe politica che garantisca un pur minimo ricambio e divorato da lotte fratricide. G.F.