In politica conta anche lo 'stile' dei candidati: c'è l'Uomo della Provvidenza e chi produce senso di comunità

- Politica Istituzioni di Luigi De Nigris

Tra i fenomeni politici che da sempre affascinano gli esperti – siano essi storici, sociologi, psicologi o politologi - vi è senz’altro l’esercizio della leadership di chi governa o amministra la cosa pubblica. Dal momento che quest’atteggiamento interessa anche un numero sempre maggiore di elettori, la scelta tra i candidati Sindaco potrebbe non basarsi esclusivamente sui loro programmi, ma anche sui differenti stili direzionali. Gli elettori saranno per l’uomo Denim, quello che non deve chiedere mai, perché sceglie in autonomia con innegabile piglio decisionale e comunicativo, oppure per chi propone una formula più aperta e collegiale? Gradiranno la direzione autocratica, patriarcale e carismatica, che stabilisce cosa fare e come farlo, oppure quella che valorizza il lavoro di squadra e l’impegno diffuso?

Personalmente sono convinto che per guidare efficacemente le numerose attività per uscire dalla crisi, la politica non può restringersi alla personalizzazione del potere. Il dilagante pessimismo degli elettori non può essere superato con il carisma e la retorica del leader, ma con il coinvolgimento e l’utilizzo delle tante passioni ed esperienze presenti sui territori. In una fase così delicata e confusa occorrere forse guardare ad una politica “generativa” - volta a far succedere le cose, non a controllarle – indicata alcuni anni fa dal sociologo americano Anthony Giddens, il cui concetto, in un certo senso, è stato ripreso dal compianto Giuseppe Minervini in un suo libro. Secondo Minevini, ex Sindaco di Molfetta ed Assessore regionale pugliese, riconosciuto artefice insieme a Nichi Vendola del decennio della cosiddetta Primavera Pugliese, c’è bisogno di una politica che “crede nelle persone come una risorsa indispensabile per guadagnare efficacia sul governo. Supera la vecchia concezione del potere gestito dall’alto, per liberare le diffuse competenze ed energie della società”. Una politica che produce quindi senso di comunità per evitare che dalla crisi della rappresentanza politica ed istituzionale, dal lento disfacimento della sfera pubblica, si affermi l’idea che il nostro benessere dipende dall’Uomo della Provvidenza.

Un’eventualità che va senz’altro combattuta ed allontanata per evitare che qualcuno, ritenendosi unico detentore di capacità e verità, chieda agli elettori i pieni poteri per agire.