La legittima protesta di Vigorito che non ha cercato alibi e il circuito populista dei politici

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Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio
Oreste Vigorito, presidente del Benevento Calcio

Toni duri, voce un po' alterata, parole di fuoco: e Sky ha 'dovuto' usare una didascalia forte, “Vigorito choc”. Più che un sasso, un macigno nello stagno: così è apparsa l'intervista del dopo-partita al presidente del Benevento calcio, reduce dall'ennesima sconfitta interna (stavolta col Cagliari, avversario diretto) che in linea sempre meno teorica l'accompagna in serie B. Quel macigno ha fatto il giro del web e dell'intero mondo mediatico, ma andrà a fondo dopo avere increspato le acque, come è accaduto prima a tante altre esternazioni sul tema dei danni prodotti dall'arbitraggio sul campo e, nei tempi moderni, anche davanti a uno schermo.

E' vero: Oreste Vigorito nella sua veste di responsabile numero uno della società mai, proprio mai, nel passato, ha tirato in ballo i direttori di gara per accampare alcunché. Si è fatto dunque stavolta portavoce, esacerbato da un episodio ai confini della realtà (il fallo di Asamoah su Viola considerato dapprima da rigore poi, col concorso della Var, derubricato a nulla), di un disagio (a dir poco) verso un 'sistema' del quale pagano il prezzo più alto le società più piccole: in pratica, nonostante l'ingresso della tecnologia nel mondo del calcio non si sono ridotte le distanze fra le squadre, nel senso che non può dirsi raggiunto un equilibrio nel valutare senza discrezionalità il combinato disposto delle decisioni sul campo demandate all'analisi visiva.

Un'occasione persa, quindi. Eppure basterebbe guardare certi sport americani, in cui la tecnologia è perfettamente integrata con l'azione diretta dell'arbitro: con la differenza che gli arbitri sono di qualità sopraffina perché professionisti totali (con tutto quel che ciò comporta), e gli interventi valutati al video sono addirittura 'spiegati' al pubblico (sia a casa che dal vivo), e, infine, i direttori di gara partono da un livello di credibilità piuttosto elevato.

Il presidente giallorosso, purtroppo, è apparso provato, quasi sfiancato. Ma è riuscito, anche stavolta, a dare un'altra piccola lezione, riuscendo a tenere separati i due livelli della discussione. Insomma: ha posto un problema grande quanto una casa, ma non ha assolto il comportamento della squadra visto il chiaro richiamo alle responsabilità individuali e collettive. E così facendo, dovrebbe (il condizionale è purtroppo d'obbligo quando si parla di 'tifosi') aver scacciato dall'animo degli appassionati del Benevento una possibile inclinazione al vittimismo: i demeriti sul campo sono ben più grossi dell'incapacità, o la si chiami come si desidera, di una categoria con fischietto e video.

L'inclinazione di cui sopra, invece, è stata cavalcata dalla politica: sdegno, solidarietà a Vigorito, addirittura la promessa di una interrogazione parlamentare. Un volume di parole in libertà amplificato a fini propagandistici, che soffia sul fuoco dell'indignazione diffusa contribuendo a generare il solito corto circuito populista.