Più Primaria che Primarie… Civico22: da nuova forza propulsiva della Coalizione a suo infantile inciampo

- Opinioni di Carlo Panella
Narciso (olio su tela di fine 1500 attribuito a Caravaggio)
Narciso (olio su tela di fine 1500 attribuito a Caravaggio)

Tra i tanti libri che avrà letto Angelo Moretti supponiamo non ci sia stato il saggio “L’estremismo malattia infantile del comunismo” scritto nel 1920 da Vladimir Il'ič Ul'janov detto Lenin. Sì, Lenin, non precisamente un moderato o un batacchio, variamente sonante, di Noi Campani o Noi Campane, che dir si voglia... Ebbene Lenin, quel rivoluzionario “che sconvolse il mondo”, evidenziava (in quella temperie!) quanto fosse sbagliato lo slogan “Nessun compromesso”. E ricordava e rivendicava tutti i compromessi che avevano dovuto fare il proletariato e i bolscevichi nelle loro battaglie prima della vittoriosa Rivoluzione.
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Il dubbio che il leader di Civico22 (l’associazione che rappresenta la novità finora propulsiva della Coalizione per il Cambiamento, sorta in vista e delle elezioni comunali di Benevento) non si sia ancora arricchito di tale lettura mi viene da quel che le cronache di questi giorni riportano rispetto alla sorta di diktat che tale associazione starebbe per porre ai componenti della “Coalizione”: la scelta del candidato sindaco di Benevento, da opporre a Mastella, dovrà essere fatta tramite elezioni primarie, altrimenti, Civico22, si presenterà distintamente al voto col medesimo Moretti candidato sindaco, peraltro già da mesi offerto come tale “agli alleati”.

Apparentemente, questa di Moretti è la proposta più democratica! La scelta del candidato sarebbe demandata a migliaia di persone e non solo alla decina o poco più che costituisce il Tavolo della Coalizione. Certo, fatte salve le giuste remore legate ai conseguenti inevitabili assembramenti in periodo di pandemia, le primarie sarebbero la strada maestra.

Ma proprio per questo andavano stabilite inizialmente, quando si sono tutti seduti a quel variegato Tavolo. Un Tavolo che intanto, per mesi, con numerose riunioni, si è riunito e ha stabilito - a maggioranza - un programma comune, e quindi frutto di compromessi, tra le tante sigle, eterogenee a dir poco.

Invece, tale proposta è apparsa solo alla fine. Proprio quando i rappresentanti delle sigle dovevano compiere la scelta del candidato sindaco. Quella che è di gran lunga la più importante. Perché, con tutto il rispetto, non si è nati ieri: la saldezza dei programmi elettorali sta al prosieguo delle azioni delle coalizioni elettorali dopo il voto “come d’autunno sugli alberi le foglie” (Ungaretti mi perdoni).
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Fingiamoci un attimo ingenui: può anche “essere sfuggita” la individuazione preventiva delle primarie come modalità per la scelta del candidato sindaco. Bene, se ora Civico22 la scopre, la ponga in discussione al Tavolo: se sarà accolta dalla maggioranza si faranno le primarie, altrimenti no.
Riponiamo l’ingenuità: se invece Civico22, porrà davvero le primarie come ultimatum allora sarà palese la pretestuosità della proposta. Sarebbe lecito pensare infatti che Moretti fa solo ora questa sortita perché alla fine si è reso conto che quel Tavolo, decidendo il candidato sindaco al suo interno (cioè, nello stesso modo con cui ha discusso e approvato “il programma”), non avrebbe scelto lui, ma altra persona.
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E veniamo così al “Nessun compromesso”, all’infantilismo politico che, si badi, è comunque la più benevola delle interpretazioni di tale paventata rottura. Rompere una coalizione che con tanta fatica si è tenuta assieme, nel momento decisivo, significa sicuramente infliggere un colpo duro non solo a tutti i componenti del Tavolo ma soprattutto agli amministrati-elettori che vogliono mandar via Mastella da Palazzo Mosti.
Grave responsabilità.
Davvero Moretti, e chi la pensa come lui nella associazione che guida, ritiene che Civico22 ce la possa fare da sola a vincere le elezioni?
Intanto, si valuti che mentre sicuramente Civico22 si presenterà come il nuovo agli elettori altrettanto sicuramente avrà già dimostrato agli stessi di aver sbagliato, per mesi, a scegliere i compagni di strada, poi ritenuti impraticabili e solo in ultimo abbandonati.
Sbagliare nello scegliere le truppe prima ancora di cominciare la guerra non è proprio il massimo per chi si propone come condottiero.

In secondo luogo, “i puri” hanno messo in conto che ci potrà essere il turno di ballottaggio? Pensano forse che Mastella non ci arrivi? Se invece il ceppalonese ci arriverà, come per loro potranno andare bene, al secondo turno, i compagni di strada ripudiati per offrirgli l’apparentamento o almeno chiedergli il sostegno?
E se tale ottimistica previsione, che cioè sia il candidato di Civico22 ad andare al ballottaggio, non si avvererà, come giustificheranno il loro appoggio al candidato non mastelliano (non volendo nemmeno immaginare che si tengano fuori nel momento decisivo)? Quel che non gli è più andato bene “per virtù” (mancante alla Coalizione), andrà bene poi “per necessità”?
Saremmo al “Nessun compromesso” a termine, con la data di scadenza? Si sarà stati “puri”, ma solo fino a un certo punto?
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Abbiamo detto che l’infantilismo politico dietro la ventilata rottura della coalizione è solo la più benevola delle interpretazioni: l’aver “solo” capito in ritardo che impiantando quel Tavolo significava accettarne le decisioni a maggioranza in toto, candidato sindaco compreso, e poi, come i bambini capricciosi, andar via quando il gioco non è aggradato più.

L’altra ipotesi è invece peggiore e cioè che tutta la strategia di Civico22 sia stata una furbata mal riuscita (in diritto c’è la figura della riserva mentale). Un mero tentativo di aggregare sigle e partiti dietro il nome di Angelo Moretti, tacendo opportunisticamente sulla modalità di scelta del candidato sindaco, presumendo che i sodali non avessero un altro nome forte da opporgli. Per cui quando invece questo nome forte si è cominciato a intravedere si sono tirate fuori dal cassetto le primarie, un pretesto per sganciarsi, appunto. C’è da sperare per loro, e vogliamo credere, che Civico22 non abbia agito così.
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Ho tirato fuori dalla mia memoria il saggio di Lenin e sono così riandato ai tempi della mia militanza politica (anni ‘70), svolta prima di fare il giornalista. E’ di quel periodo anche il ricordo di una frase dettami, prima di una riunione nella sezione “Gramsci” del PCI di Via Piranesi, dal vecchio compagno Pietro Giorgione. Questi fustigava in maniera proverbiale, in dialetto beneventano ma con lo stesso obiettivo di Lenin, i limiti del frazionismo, delle ambizioni smodate dei singoli che spesso lo animavano, e soprattutto quanto danno potesse arrecare al raggiungimento dell’obiettivo principale che tutti dicevano di voler raggiungere.

Col suo vocione il compagno Pietro, contro la miopia in politica di quelli che propugnavano il “pochi ma buoni”, diceva che gli stessi si lasciavano sedurre e fuorviare dal detto: “Meglio essere capa ‘e saraca che coda e capitone”. Espressione che traduce il, tutto sommato, narcisistico maggior piacere di essere a capo di una piccola entità piuttosto che una componente di una più grande organizzazione.

E, dunque: per provar a far rialzare Benevento, liberandola dal sindaco attuale, è meglio competere in pochi e divisi da quelli con i quali si è finanche redatto un programma comune oppure, da politici adulti, continuare a provare a farlo in molti?
Sembra una delle surreali alternative del compianto umorista Catalano, ma purtroppo a Benevento essa rischia di tradursi in penosa realtà.