Omotransfobia - La replica del portavoce della campagna nazionale “Dà voce al rispetto” a Lonardo

- Opinioni di Francesco Lepore*
Alessandrina Lonardo
Alessandrina Lonardo

Sconcerto e indignazione sono i sentimenti che da cittadino e persona omosessuale ho provato nel leggere il comunicato con cui la senatrice Alessandrina Lonardo ha anticipato le ragioni del voto negativo al ddl Zan. Non me ne stupisco, invero, data l’evidente finalità propagandistica di un tale proclama, corredato per giunta da un messaggio di “cari amici gay”, che mette in luce quanto la scrivente sappia del testo di legge in discussione e di ciò di cui si parla.

L’articolo 4, che la senatrice cita a riprova della correttezza del suo convincimento, è forse quello che più degli altri non avrebbe dovuto essere addotto… E per la più semplice delle ragioni: esso è stato infatti inserito e approvato nella sua primigenia formulazione dalla Commissione Giustizia della Camera il 24 luglio scorso su proposta dei deputati di Forza Italia Enrico Costa (poi passato ad Azione) e Giusi Bartolozzi per venire incontro alle richieste di area cattolica (ma non solo) e per fugare proprio le accuse di legge liberticida o bavaglio. È in realtà una riaffermazione pleonastica, ne convengo, dell’articolo 21 della Costituzione ma necessaria per chi ha voluto attaccare inopinatamente e continua in realtà a farlo – perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire – il ddl Zan in nome di una libertà d’opinione presuntamente conculcata.

Sorvolo sullo stupore, che la senatrice, in merito all’espressione dell’articolo 4 «sono fatte salve», ha voluto esternare con tre domande formulate in un climax retorico degno di miglior causa… «fatte salve» non implica affatto un complemento d’agente ma significa semplicemente «restano ferme». Che, nel caso specifico – ed ecco perché si tratta di riaffermazione e non messa in dubbio dell’articolo 21 della Costituzione, ci mancherebbe pure – sono «la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte». Cose tutte sacrosante ma che solitamente vengono malamente utilizzate per accreditare insulti e aggressioni verbali, come l’ex presidente della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky ha tenuto a sottolineare in un’intervista rilasciata a chi scrive.

Ai cari amici o uomini gay… di lady Sandra va invece ricordato che, premessa l’incidenza del ddl non solo sulle aggressioni fisiche ma sulle diverse forme di violenza e discriminazione verso le persone Lgbt+, donne e disabili, l’esistenza di norme penali generali non rende affatto inutile il testo normativo in questione ma, al contrario, ne conferma a fortiori la necessità. I crimini d’odio, perseguiti in buona parte degli ordinamenti delle democrazie occidentali, richiedono infatti, in ragione della loro essenza, diffusione e gravità, delle sanzioni e aggravanti specifiche. È quello che d’altra parte già contempla la legge Reale-Mancino, il cui disposto è stato recepito dagli articoli 604 bis e ter del Codice penale, in riferimento alle violenze e discriminazioni fondate su razza, etnia, nazionalità e religione.

Gli “amici” e anche la senatrice Lonardo dovrebbero a questo punto, per logica, chiedere l’abrogazione di una tale norma, come coerentemente desiderano da tempo Lega e Fratelli d’Italia. La cosa più grave è che si neghi che una persona gay, lesbica, bisessuale o trans possa essere insultata o aggredita in ragione del proprio orientamento sessuale o identità di genere. Ciò significa negare che esista l’omotransfobia, al contrario innegabilmente dimostrata da continui casi come quelli, per citare i più recenti e noti, di Jean Pierre Moreno e Malika e da report annuali autorevoli quali, ad esempio, quello dell’Oscad – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori del Ministero dell’Interno. Agli stessi basterebbe informarsi un po’ di più per sapere che proprio in ragione dell’omosessualità si è sanzionati con pene carcerarie fino all’ergastolo in 79 Paesi del mondo e in cinque si sale addirittura il patibolo.

Data poi la sbandierata conoscenza di quanto avviene all’estero, che i cari amici della senatrice Lonardo sottolineano per fondare il loro no al ddl Zan, se ne può solo evincere la totale lacunosità: costoro ignorano infatti che in buona parte dei Paesi Ue vigono specifiche normative di prevenzione e contrasto alle violenze e discriminazioni verso le persone Lgbt+ e che la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato in febbraio un disegno di legge contro le discriminazioni fondate sul sesso, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Per non parlare poi degli innumerevoli ordini esecutivi e memorandum a tutela delle persone Lgbt+, emanati dal presidente Joe Biden a partire dal giorno del suo insediamento alla Casa Bianca. Cose tutte che sia i cari amici gay sia la senatrice sembrano ignorare al pari del carattere non meramente penale del ddl Zan: ben cinque articoli attengono infatti alla prevenzione attraverso la cultura e la formazione.

Meraviglia in una parlamentare della Repubblica qual è lady Lonardo-Mastella la non consapevolezza che l’omofobia è strutturale alla società italiana ed è un male antico. Meraviglia ancor più in chi come lei si vanta di aver appreso la letteratura e la metrica latina da mio padre, che la ebbe allieva negli anni ’70 del secolo scorso. Dovrebbe ricordare quello che scrisse Giovenale con sprezzo sui cinaedi come sulle mulieres, per capire che omofobia e misoginia sono dure a morire e manifestazioni di una società maschilista, sessista e patriarcale. Contro le quali, insieme con l’abilismo, questa legge di civiltà sarebbe un primo valido antemurale.
*portavoce della campagna nazionale “Dà voce al rispetto”