Il programma elettorale fra previsione e fattibilità: per vincere e governare è più facile illudere ed ingannare i cittadini

- Opinioni di Luigi De Nigris

Le campagne elettorali, soprattutto quelle per il rinnovo dei Consigli comunali, sono precedute da tanti buoni propositi e dichiarazioni, che in larga parte anticipano i programmi elettorali dei singoli schieramenti. In un precedente intervento (leggi) ho individuato nella relazione di fine mandato un indispensabile strumento per conoscere lo stato finanziario dell’Ente, e dunque verificare se le risorse disponibili sono sufficienti per realizzare gli ambiziosi obiettivi. Il rapporto tra previsione e realizzabilità dei programmi, mi ha ricordato due famosi palloni che hanno caratterizzato l’infanzia della mia generazione: il Super Tele e il Super Santos. Il primo aveva una superficie liscia disegnata da esagoni bianchi intervallati da pentagoni neri. Era talmente leggero che quando lo calciavi prendeva traiettorie autonome. Perfino una pallonata presa in piena faccia non provocava alcun dolore. L’altro, il Super Santos, era invece di colore arancione ed aveva una superficie solcata da righe nere in bassorilievo. Poco più pesante e resistente, era sicuramente migliore del primo.

Entrambi, tra una partita e l’altra, soggiacevano però allo stesso avvertimento: “nun t’assettà che diventa a limone”. Dal momento che l’uno costava 350 lire, l’altro 500, bastava contare i pochi spiccioli che si avevano in tasca per fare una colletta, acquistarli e giocare. Si realizzavano così, anche se inconsapevolmente, i primi bilanci di previsione. Bilanci precisi e veritieri, che senza trucchi o inganni ci dicevano cosa si poteva fare o non fare. Sarebbe pertanto auspicabile, prima di ogni immaginifico programma, che chi ambisce ad amministrare la città, (di)mostri di possedere questa stessa capacità per verificare la realizzabilità dei suoi obiettivi. Ci vuole coraggio, è vero. Per vincere e governare è più facile illudere ed ingannare i cittadini, piuttosto che dirgli la verità e rischiare di perdere. Recita però un proverbio ebraico: “Con una bugia si è soliti andare molto lontano, ma senza la speranza di tornare”.