I tanti "figli" dimentichi di Mastella che però a sua volta "uccise il padre" politico De Mita

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Mastella e De Mita
Mastella e De Mita

E' davvero emblematica la galleria di personaggi del mondo politico beneventano oggetto di un piccante e documentato articolo di SannioPage a firma della direttrice Teresa Ferragamo. Con un titolo perfetto per sintesi e al tempo stesso davvero esplicativo del contenuto: “La grande balla dell'antimastellismo. Ecco perché sono tutti figli di Mastella”. Si ammira una teoria a senso unico di ritratti - non sconosciuti alla platea cittadina - proprio in un frangente nel quale la 'battaglia' politica s'inasprisce e all'orizzonte ci sono le urne con già un candidato certo, appunto l'uscente fascia tricolore Clemente Mastella, ovvero il convitato di pietra del testo. Dal quale emerge quantomeno come una figura piuttosto sfortunata con la prole, che tutta le si è rivoltata contro.

Ecco, quindi sfilare Fausto Pepe, Erminia Mazzoni, Luca Paglia, Luigi Scarinzi, Vincenzo Sguera, Annarita Russo, Nascenzio Iannace, Antonio Reale, Lucio Lonardo, Pina Pedà, Leonardo Ciccopiedi, Delia Delli Carri, per chiudere con Umberto Del Basso De Caro. Tutti a vario titolo prima 'con' e poi 'contro', tutti seguiti nelle loro acrobazie dalla stampa non distratta: in altri tempi si sarebbe detto dei 'voltagabbana'.

Nulla che non fosse noto, quindi, come pure si nota un qual certo tempismo pre-elettorale nel mettere in fila i reprobi. La cui parata sarà pure figlia di trombature e ambizioni represse ma, nel valutare che (come dire...) non sempre Mastella ha recitato da fermo sulla scena del panorama politico, è essa stessa testimonianza della mutevolezza dell'abiurato idolo ceppalonese.

Mutevolezza con memorialistica ben più vasta della modesta vicenda locale dei nostri protagonisti e che c'è da giurare sarà oggetto - dopo siffatta piacevole digressione - di altrettanto approfondimento mediatico.

Giova solo ricordare, per concludere, che prima d'esser padri o padrini politici, bisogna essere stati comunque figli, perché in fondo la materia non favorisce in modo naturale lo sboccio dei talenti, però li individua, li valuta, li alleva, li lancia.

E certo il rapporto primigenio di Mastella con il totem di Nusco, che qualche sapido passaggio del libro di Stella e Rizzo "La casta” ricorda (ad esempio nel settore del 'giornalismo' di professione), non è rimasto stabile: anche per il Clemente nazionale giunse il momento d'uccidere il genitore De Mita. E nessuno lo ha mai condannato con cotanto (sorprendente ma non tanto) zelo.