Dopo la seduta grottesca del Consiglio Comunale di Benevento ognuno si dimetta e non lo chieda ad altri

- Opinioni IlVaglio.it

La qualità di una istituzione, per giunta la più importante sul territorio, emerge (anche) dal rispetto dei mezzi di informazione nel trattarne l’attività – oltre che, naturalmente, dalla sua capacità di rappresentare la città, esserne lo specchio. E’ applicabile al Consiglio Comunale di Benevento, e in particolar modo all’ultimo esempio fornito con la seduta, fra streaming e presenza in palazzo (Mosti), del 15 aprile?
La risposta la fornisce un ‘giro’ di letture e valutazioni a cura di testate e giornalisti che mai hanno fatto mancare, all’opinione pubblica, il racconto di siffatti appuntamenti.

“Una esibizione imbarazzante. Roba da Blob. Il live streaming del Consiglio Comunale di Benevento sarà ricordato (da quei pochi che lo ricorderanno) più per le gaffe che per i contenuti politici e amministrativi… Microfoni lasciati accesi, grasse risate, battute da bar, chiasso e confusione, consiglieri collegati ma in partenza chissà per quale dove: sarebbe stato meglio spegnerle le telecamere piuttosto che mostrare alle poche (fortunatamente) persone collegate uno spettacolo trash di così scadente livello. A dirla tutta, ci sarebbe persino da sollevare qualche dubbio sulla legittimità di quanto prodotto dall’assemblea riunitasi oggi (a partire dalle 16). Emblematica, in tal senso, la votazione che ha posto fine alla discussione del primo punto all’ordine del giorno: 14 sì e 2 no. Il totale farebbe 16 ma con 16 presenti verrebbe meno il numero legale e dunque seduta sciolta. E’ il panico. Manca all’appello un consigliere. Eppure c’era. Come si fa? “Vulimm chiamà Aversano? Stu (xxx) che fa?” – suggerisce qualcuno. Due minuti e riecco Aversano. “L’ho chiamato io, ho salvato il Consiglio” – esulta un’altra voce fuori campo. E in effetti il Consiglio è salvo. Ma l’imbarazzo è palese”. così Antonio Corbo su Anteprima 24. Primo indizio.

“A questo punto si è passati alla votazione. Qui una premessa è d'obbligo: solo il Comune di Benevento riesce ad organizzare collegamenti internet così instabili ed inascoltabili. Da un anno e mezzo si svolgono ovunque convegni, relazioni, attività in videoconferenza decisamente ascoltabili e con poche interferenze. Qui, a Palazzo Mosti, dire che si capisce poco o nulla, è dire poco… Questo il risultato della votazione: Favorevoli 14 e 2 contrari (De Pierro e Lepore, i due del Pd presenti in Aula) su 16 presenti. Sentito il numero, 16 presenti, c'è stato quello che noi abbiamo interpretato come un preoccupato silenzio. Quello è un numero che avrebbe dovuto far dichiarare deserta la seduta e mandare tutti a casa. Il segretario comunale ha nuovamente richiamato gli assenti dopo aver già proclamato la prima votazione. A questo punto ha risposto con voto favorevole Marcellino Aversano il quale ha peraltro detto: Adesso sì, sono presente. Questa frase ha preoccupato ancora di più il segretario comunale che ha detto: Consigliere ma lei era presente anche prima... perché se dice che adesso sì è presente... Sì, sì ero presente anche prima, ha confermato Aversano. Più avanti nella seduta, a microfono inconsapevolmente aperto, si sentirà la voce di Antonio Capuano, o almeno ci è sembrata essere la sua ma è tutto registrato, che dice: Steve carenn 'u consiglio. Eggi chiamato io Aversano…”: così Gazzetta di Benevento. Secondo indizio.

“L'uso della tecnologia ha regalato, tout court, momenti esilarante più o meno in tutti i livelli degli appuntamenti istituzionali su piattaforma. Giusto allora che una piattaforma globale usata in ambito locale regali una perfetta chicca glocal. Sì: teatro il consiglio comunale di Benevento in streaming. Tra lazzi e disguidi si palesa l'atavico problema dei numeri, ormai da anni compagno d'avventura di questa maggioranza. C'è da votare e manca un consigliere, e allora la si risolve in Beneventana Manera, "mo' u chiamm a chill", "stu p... Addo sta?" Con tanto di entusiasta e tronfia rivendicazione del gesto salvifico "agg chiammat i, sinnò carev u cunsigl. Stamm cu i nummer cuntat": così Cristiano Vella su Ottopagine. Terzo indizio.

Anche il ‘giallofilo’ più superficiale del mondo saprebbe citare dame Agatha: tre indizi fanno una prova. La prova, appunto, come si diceva in avvio, che la città di Benevento è fotografata alla perfezione dal suo Consiglio Comunale – ma anche capovolgere i due termini non modifica la sostanza: uno sconforto inestinguibile, una pena che la democrazia deve scontare ancora per mesi. Giova ricordare per completezza che il sindaco Mastella ha messo nel mirino l’attività ostruzionistica delle opposizioni e che parte delle opposizioni ha disertato la seduta salvo apparire quando c’è stato da votare testi analizzati nelle Commissioni consiliari, dove – e certo non sarà per questioni di gettone – le opposizioni non disertano, contribuendo ad un’amministrazione pubblica a doppio regime: in sua presenza e in sua assenza.

Il day after delle stesse, inoltre, si consuma negli strali critici verso il ‘teatrino’ inscenato in assise e via cavo e con una richiesta di dimissioni del sindaco sottoscritta da undici consiglieri. E’ un atto formale, chiaramente: immaginare che Mastella abbandoni il palazzo quando per mesi ancora può contare sulla visibilità del ruolo in chiave elettorale è fantapolitica.

Ma, esaurite le (prevedibili) schermaglie, sul fondo del setaccio resta la ‘qualità’, o meglio la sua mancanza. E dunque il profilo ‘basso’ di un Consiglio Comunale fra i peggiori che si ricordi, complessivamente inteso. Che, in via indiretta, dimostra la debolezza delle forze politiche nell’individuare personale all’altezza del compito (i voti che fanno eleggere non fanno la competenza o quantomeno la dignitosa presenza) e quella di Benevento incapace di strapparsi a un destino decadente che è sotto gli occhi di tutti in senso fisico e morale. Per un sussulto di amor proprio, più che sollecitare dimissioni altrui, converrà dare l’esempio dimettendosi senza invocare, stavolta, puerili discorsi di responsabilità istituzionale visto il clima di assoluto discredito che si respira in via Annunziata.

La dead line delle elezioni non è poi lontana e prendere platealmente le distanze dal ‘teatrino’ dove tutti sono attori verrà interpretato come un atto di decenza politica che, chissà mai, potrebbe giovare di qui a qualche mese.