L'erba dell'avversario è sempre più brutta: il centrodestra che sottolinea i guai degli altri

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Federico Paolucci
Federico Paolucci

Una recente intervista di Anteprima 24 a Federico Paolucci getta, in vista delle elezioni comunali, un'ombra sinistra sul panorama politico beneventano. Proprio in senso letterale. Già portavoce provinciale di Fratelli d'Italia, poi autore di una lettera aperta alla città nella quale propone la sua candidatura a Sindaco di Benevento “per sfidare l'immobilismo e l'impoverimento nel quale siamo caduti”, quindi firmatario di un'altra missiva – stavolta al coordinamento provinciale del suo partito d'elezione – ”in cui conferma la volontà di rinunciare alla sua candidatura a sindaco”, oggi presentato, fra le ovvie difficoltà giornalistiche, come mero “esponente di Fd'I”, Paolucci in virtù del suo pedigree d'appartenenza parla dell'implosione del “centrosinistra”, sorta di privilegiato “luogo delle contraddizioni” perché nel suo seno sono emerse questioni da tempo sotto traccia, ostacolo del tutto previsto (e prevedibile) a un eventuale punto di sintesi della costituenda coalizione nella competizione delle urne contro Mastella.

La rispettabile analisi condotta, che – sotto traccia anch'essa – semina un po' di sana e utile zizzania nella parte avversa, lasciando addirittura intravedere un'esca (ma non l'amo) per Civico 22, si collocherebbe, però, al secondo posto nel campo delle valutazioni pre-elettorali. Paolucci, infatti, che l'agiografia mediatica descrive come “uno degli esponenti più lucidi e raffinati del panorama politico locale. Colto... profondo conoscitore delle dinamiche politiche, uno di quelli che ravvivano la fiamma della destra da ragazzini”, aggiungerebbe a questi tratti caratteristici anche una superiore credibilità qualora svelasse dapprima l'arcano sulla coalizione del centrodestra alle prossime amministrative. Magari spiegando perché, a esser sintetici, nella città degli 'ismi' (centrismo, moderatismo, clericalismo, familismo, conservatorismo, fascismo), quest'inclinazione storica quasi 'naturale' non trova a sua volta alcun punto di sintesi, barcamenandosi – a leggere giornali e siti - fra vertici, chiamate a raccolta, false partenze, attese con tanto di calendario da rispettare e, soprattutto, nomi spendibili.