La polemica sul concerto in lockdown a Benevento: passate 24 ore tutto torna come prima

- Opinioni di Jean Pierre E Kozeh
Jean Pierre El Kozeh
Jean Pierre El Kozeh

Gentile direttore, E che le devo dire? il nostro Sindaco proprio non ce la fa a stare lontano da feste, festini, eventi e concertini. E come sempre c’ha la parlantina sciolta e la risposta pronta: eravamo tutti vaccinati (in una Città in cui ancora non si riescono a vaccinare manco gli ottuagenari), era a scopo promozionale per incentivare il turismo (in un periodo in cui i turisti sono più rari dei i bradipi pigmei tridattili), eravamo sule quatt’e nuje e così via… Insomma, il solito Mastella.

Dall’altro lato invece abbiamo un’opposizione da tastiera che intermittentemente si riaccende ogni qualvolta il nostro ne fa una; e scopriamo oggi, roba da non credere, che ce n’è pure una consigliare per l’occasione unita.

Mo, se un alieno atterrasse a piazza Risorgimento e venisse informato della cosa si aspetterebbe di trovare i digitatori seriali e quelli consigliari uniti sotto Palazzo Mosti a chiedere a gran voce le dimissioni di nonno Mastella e tutta la sua corte.

L’alieno però non sa che da anni schiere di antropologi e sociologi si dividono, tutti con rigorose e documentate ragioni, tra quelli che ritengono il beneventano un popolo paziente e quelli che lo definiscono popolo coglione.

Comunque sia, lasciando alla scienza la ricerca della plausibile motivazione, il fatto è che passate le fatidiche ventiquattro ore tutto torna sonnecchiante come prima ma soprattutto non c’è verso di fare un ragionamento articolato che sia uno in modo condiviso e che coinvolga davvero una pluralità di soggetti e che superi l’episodio del momento.

E quindi, come da prescrizione medica, gli oppositori da tastiera ritornano equamente a dividersi tra quelli che non vogliono l’abbattimento dei pini, quelli che non vogliono il parcheggio all’ex collegio La Salle e quelli che rizzano le recchie appena sentono la parola “Mastella” come fa il mio cane quando dico “palla”.

Mentre il sindaco, a parte le risposte stizzite e folkloristiche, in realtà se ne fotte e continua a fare un po’ come gli pare ripartendo il suo tempo tra una telefonata ai beneventani, la perenne ricerca di uno spazio di visibilità nazionale usando la Città come predellino, la programmazione dell’apertura dei soliti cantieri preelettorali, la costruzione delle solite trame di palazzo con recuperati succhiaruote, ciucciuettole e sgangafattoli e l’accattarsi quei quattro peones rimasti in giro e che fino all’altro ieri si stracciavano le vesti solo al sentirne il nome. Insomma: che dire ancora? Mi sembra che sia tutt’apposto. Alla benevenatana manera.