Dopo la vittoria del Benevento sulla Juventus: le 10 gare finali della campionato di Serie A saranno il vero banco di prova

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Gaich esulta dopo il gol con cui il Benevento ha sconfitto la Juventus
Gaich esulta dopo il gol con cui il Benevento ha sconfitto la Juventus

Il giorno dopo – anzi, meglio – qualche ora dopo, è tutto un fiorire di iperboli. Miracolo, Storia, Memoria di Popolo, eccetera. Farsi bastian contrari sarebbe a questo punto malaccetto, e un po’… ‘morettiano’, ma sembra almeno rispettoso (per la Storia, la Memoria e pure i Miracoli, per chi ci crede) circoscrivere all’area della più grande soddisfazione sportiva del calcio beneventano la vittoria in casa della Juve, la magata di Gaich, la ritrovata attitudine al sacrificio e a giocare senza guardarsi l’ombelico, e quel pizzico di buona sorte che è pur sempre un ingrediente indispensabile.

L’esplosione di gioia sul campo al fischio finale e il festeggiamento nello spogliatoio giallorosso, seguito dal fiume social sugli smartphone di arguzie e sfottò e gioia irrefrenabile dei tifosi, hanno invero sintetizzato – oltre il legittimo piacere per l’impresa – la rottura della serie negativa di risultati, la movimentazione della classifica, una robusta iniezione di fiducia per il prosieguo del torneo in chiave ‘salvezza’ - senza negare anche la ‘sorpresa’ di aver ottenuto tre punti del tutto insperati, che hanno raddrizzato un po’ i piatti della bilancia, in altre circostanze incrinati da exploit di segno opposto, negativi e quantomeno non attesi con la misura in cui si sono manifestati.

Allora, l’evento di Torino non va riposto così in bacheca, a esso in tal modo sottraendo il sapore della ripetibilità: perché questo è l’obiettivo, nel tempo. Assieme alla considerazione di un ambiente sempre troppo circoscritto ai grossi e potenti e alla credibilità tecnica (quella societaria è attestata da ben tre lustri) che il Benevento deve conquistarsi ora in un campionato di dieci giornate.

In alcune delle quali non partirà con la leggerezza del pronostico avverso come alla vigilia della prova all’Allianz Stadium, ma con l’obbligo della vittoria per legittimare il suo diritto a misurarsi con il meglio: guardando tutti dritto negli occhi. G.F.