Serve molto di più del 'ritiro' al Benevento per invertire la rotta ed evitare la Serie B

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Filippo Inzaghi
Filippo Inzaghi

Quel che avrebbe potuto essere e non è stato, ovvero una squadra che gioca al calcio: su questo, e solo su questo, s'appuntano – irriducibili – certe speranze dei tifosi giallorossi. Sulla quindicina abbondante di minuti in cui, risorto dagli spogliatoi in un assetto più equilibrato - che sta pure a dire quanto la formazione di partenza sia stata sbagliata e surclassata nella prima parte di gara -, il Benevento ha schiacciato nella sua metà campo la Fiorentina. Racimolando una rete, avvicinandone un'altra (Gaich ha ciccato un pallone preziosissimo), recriminando per un esito Var negativo su un fallo di mano in area di un difensore viola... prima di arrendersi in via definitiva all'ennesimo e scellerato atto di superficialità nella propria metà campo, un tipo di peccato (originale?) da cui mai, nel corso del torneo. la compagine sannita si è emendata.

Dunque, eccoli tutti a guardare il dito d'acqua nel bicchiere e non il bicchiere quasi del tutto vuoto. Perché se è vero che la salvezza è lo scudetto del Benevento, è altrettanto vero – e converrà 'rivelarlo' con altrettanta chiarezza – che la striscia sterminata senza vittorie e i soli quattro punti scippati al girone di ritorno, le timidezze, gli errori, le paure, i litigi, la mancanza di serenità, di gioco, di alternative cui fare ricorso, di lucidità nella lettura o gestione della partita rappresentano un cammino da retrocessione piena, e pure meritata, viste certe inguardabili prestazioni.
Un processo che non è irreversibile solo perché ancora adesso si specula sul bottino del girone di andata, per fortuna.

Ma ormai il Benevento ha l'acqua alla gola. E allora annaspa scompostamente proprio quando si renderebbe necessaria una generosa dose di lucidità. Oltre il valore del lavoro in senso stretto, ovvero dell'impegno negli allenamenti che è il padre dell'impegno in gara, la prima possibile soluzione è il chiarimento interno fra le varie componenti e un conseguente patto fondato sulla compattezza delle stesse componenti: società, atleti, staff tecnico – perché qualcosa deve essersi rotto per accusare siffatta correzione di rotta che sta conducendo a sbattere.
Poi, se pure si dovesse cadere, lo si farebbe all'impiedi, pur essendo una consolazione meno che magra.

Tutto quel che viene in seguito (non a caso s'è cominciato con il classico 'ritiro' della squadra a Venticano; a ruota il tradizionale silenzio stampa) è risaputo, non sempre (o quasi mai) risolutivo, e ha riempito gli annali del calcio, a ogni latitudine e categoria.