Benevento e la cambiata classificazione dei rifiuti: molti di quelli speciali sono stati assimilati a quelli urbani

- Politica Istituzioni di pompeo nuzzolo

Dal primo di gennaio di quest’anno, nel campo dei rifiuti, per effetto del Dlgs 116/2020, c’è una grande novità: è cambiata la classificazione dei rifiuti per cui molti di quelli speciali sono stati assimilati ai rifiuti urbani. Per esempio, carta e cartone, vetro, metalli, plastica, rifiuti organici, legno, tessili, imballaggi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, rifiuti di pile e accumulatori e rifiuti ingombranti, compresi materassi e mobili. Per i cittadini cambia poco mentre per le imprese molto.

Le utenze non domestiche che producono rifiuti urbani (secondo appunto la nuova definizione), che li conferiscono al di fuori del servizio pubblico e che dimostrano di averli avviati al recupero (mediante l’attestazione dell’operatore scelto) “sono escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti”. Le imprese potranno servirsi delle società pubbliche, ma in questo caso il servizio affidato dovrà durare per cinque anni. La durata quinquennale non è prevista, invece, per chi si avvale di un operatore privato.

Come funzionava il sistema, nel periodo della Tares e della Tari, per la raccolta e smaltimento di questi rifiuti assimilati oggi a quelli domestici?
Prima dell’introduzione della Tari, l’Asia predispose una convenzione con la quale si stabiliva che l’azienda, dietro corrispettivo pattuito, doveva individuare uno spazio all’interno della propria area dove depositare cartoni e imballaggi, accessibile ai mezzi dell’Asia per lo scarico dei cassonetti, concessi in comodato dall’Asia stessa.
All’epoca, il predetto rifiuto, prodotto da operatori non domestici, era considerato speciale ma assimilabile, non tutto, attraverso una delibera dei comuni.

Con l’introduzione della Tari, il servizio di questi rifiuti fu disciplinato dall’art 1, comma 649, della legge 147/2014. Le convenzioni, firmate nel 2010, erano soggette a proroga per uguale periodo, se non risolte in modo scritto, anche a mezzo fax da una delle due parti. È da presumere, altresì, che i rapporti ancora oggi si svolgano allo stesso modo.

Non tutti i cartoni, però, potevano essere assimilati. Gli imballaggi, infatti, sono di tre tipi e, mentre i primi due potevano essere smaltiti come i rifiuti domestici, il terzo tipo, l’imballaggio terziario, che comprende tutto il materiale utilizzato per la logistica, la spedizione e la movimentazione di merci già a loro volta confezionate con imballaggi primari e secondari, non poteva essere assimilato.

La distinzione è di fondamentale importanza perché la superficie su cui insistono non è assoggettabile alla Tari. Con l’entrata in vigore della Tari il rapporto non poteva non cambiare, cosa che sembra non essere avvenuta. Si riporta per comodità di lettura il comma 649:
Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente. Per i produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI, il comune disciplina con proprio regolamento riduzioni della quota variabile del tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati.
Con il medesimo regolamento il comune individua le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all'esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione. Al conferimento al servizio pubblico di raccolta dei rifiuti urbani di rifiuti speciali non assimilati, in assenza di convenzione con il comune o con l'ente gestore del servizio, si applicano le sanzioni di cui all'articolo 256, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
”.

Dall’inizio di quest’anno, l’attuazione di una decennale direttiva europea, consente, attraverso l’assimilazione ai rifiuti domestici di alcune categorie di rifiuti prima ritenuti non domestici, ai privati di entrare nel mercato dei rifiuti con il vantaggio di creazione di nuove imprese che apporterebbero un po’ di concorrenza e costringerebbe le società monopolistiche a essere più efficienti e quindi ad abbassare le tariffe.

Credo, conoscendo i principi liberali cui l’attuale amministrazione s’ispira, che la conoscenza della norma sia stata diffusa dalla stessa amministrazione comunale e dall’Asia.

Infine, va dato merito alla Corte di Cassazione che, prima dell’emanazione del Dlgs 116/2020, attuativo della direttiva europea effettuata dallo Stato, con la sentenza n. 4960/2018, ha stabilito che “le superfici delle attività commerciali su cui si producono rifiuti di imballaggi terziari sono esenti dalla tassa rifiuti anche se il regolamento comunale prevede diversamente”.