Il Diario dell'Argonauta.17 - La "canoscenza" che non serve per fare il sottosegretario

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

“Non scholae sed vitae discimus” (non impariamo per la scuola ma per la vita) è una celebre frase di Seneca, che mia madre era solita ripetermi, per affermare l’importanza in sé dello studio, indipendentemente dal vantaggio immediato del conseguimento di un buon voto a scuola. La mia professoressa di lettere al liceo scientifico ci spronava a studiare, perché mai più nella vita avremmo avuto così tanto tempo per farlo.

La pandemia mi ha fisicamente separato dalle pareti di libri tra le quali letteralmente sono cresciuto e forse questo ha alimentato l’ansia crescente di un tempo insufficiente a colmare i vuoti di conoscenza che quotidianamente scopro di avere, a partire dai luoghi che non potrò mai visitare. Conoscere aiuta a conoscere, potrei dire con uno slogan a metà tra il linguaggio sportivo e lo spot pubblicitario. Più sentieri si esplorano, più orizzonti si intravedono e il desiderio di raggiungerli è il carburante a nostra disposizione.
Sono pensieri non particolarmente originali e sicuramente sono stati espressi meglio...

“O frati", dissi "che per cento milia
/ perigli siete giunti a l’occidente, /
a questa tanto picciola vigilia
/ d’i nostri sensi ch’è del rimanente,
/ non vogliate negar l’esperienza,
/ di retro al sol, del mondo sanza gente.
/ Considerate la vostra semenza:
/ fatti non foste a viver come bruti,
/ ma per seguir virtute e canoscenza". /
Li miei compagni fec’io sì aguti, /
con questa orazion picciola, al cammino,
/ che a pena poscia li avrei ritenuti;
/ e volta nostra poppa nel mattino,
/ de’ remi facemmo ali al folle volo,
/ sempre acquistando dal lato mancino”
(Inferno, Canto XXVI, 112-126).

Il “folle volo” del mio nipotino Francesco e della sua generazione avrà nuove Colonne d’Ercole. Forse Marte “che si può anche chiamare il pianeta rosso”, come precisa sulla scia dello zio Teo.

È un volo che lo terrà lontano da una poltrona di sottosegretario...
A proposito, la vera tragedia di quello leghista barese (dovrebbe essere un ossimoro...) che aveva creduto di citare Dante è che invece ha attinto in Topolino.