La lezione del Principe: giudicare i politici dai fatti e non dalle apparenze. Si parta da qui per le elezioni comunali...

- Politica Istituzioni di Luigi De Nigris

Ogni elezione, che si tratti di nazionali o di amministrative, ripropone immancabilmente una riflessione su uno dei più belli e controversi saggi etico-politici: Il Principe di Niccolò Machiavelli. Un’opera che da oltre cinquecento anni è fonte inesauribile di interpretazioni, di discussioni e di polemiche tra filosofi, politici, storici, capi di stato, manager, poeti, dittatori e Primi Ministri. Spesso indecifrabile, alcuni pensatori l’hanno definita ”obliqua”. Da una parte suggerisce ai re come gestire e governare il popolo, dall’altra sembra invece svelare ai sudditi il volto più violento e repressivo del potere. I limiti, le nefandezze e “li errori” dei loro governanti.

In uno dei capitoli più controversi e dibattuti Machiavelli consiglia ai governanti di agire con astuzia. Una qualità che a suo dire occorre “saperla bene colorire, et essere gran simulatore e dissimulatore”. Infatti, dal momento che la maggioranza dei sudditi guarderà solo alle apparenze ("colui che inganna troverrà sempre chi si lascerà ingannare”) è necessario simulare doti positive. Anche se non si possiedono, sarà bene "parere pietoso, fedele, umano, intero, religioso". Il suggerimento che invece rivolge ai cittadini in altra parte dell’opera è di guardare “alle mani, non agli occhi” dei governanti. Vedere l’effettiva verità delle cose. Giudicare i politici dai fatti, non dalle apparenze, per verificare se hanno mantenuto le promesse e prodotto benessere all’interno della comunità amministrata. Un’indicazione che, almeno a mio giudizio, appare congrua ed onesta. Una buona base di partenza per valutare i contenuti della campagna elettorale per le prossime elezioni comunali: sia da una parte, che dall’altra.

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P.S. Un discorso a parte meriterebbe un’altra acuta osservazione. Quella che Machiavelli riserva ai “lecca-lecca”:“Le corti sono piene [di adulatori], perchè gli uomini si compiacciono tanto nelle cose lor proprie, e in modo vi s’ingannano, che con difficultà si difendono da questa peste”. Come dire…peggio di tutti i politici ci sono i loro (interessati) servi.