Le perplessità e le domande che sorgono dopo il giuramento del governo Draghi

- Opinioni di Isabella Castelluccio
Mario Draghi
Mario Draghi

Riceviamo e pubblichiamo - L’abitudine tutta italiana di confidare nell’ “uomo forte” è ritornata all’attacco, è radicata nel nostro DNA, non ne possiamo fare a meno. Quando è possibile, vi ricorriamo, senza se e senza ma, ci appare come l’unica alternativa possibile. E ci siamo riusciti anche dopo la “crisi Renzi”, ma stavolta avevamo “l’alto profilo” a convincere i più scettici, e soprattutto un’agiografia dell’uomo designato, decantata dalla stampa e dai mass media che avrebbe convinto anche il più diffidente dei cittadini. E ora siamo alle prese con un governo dalle larghissime intese che più larghe non credo si sarebbe potuto. La domanda sorge spontanea: come faranno le larghe intese ad affrontare problemi seri come quelli nei quali siamo immischiati? Da quale punto di vista affronteranno le situazioni?

E non è solo una questione di forma, ma di sostanza. Destra e sinistra esistono ed esprimono visioni opposte, o perlomeno così dovrebbe essere, checché ne dicano il trasformismo onnipresente e la svolta europeista di Salvini. E la situazione è gravemente seria, molto di più dei giochi di potere ai quali abbiamo dovuto assistere in questi giorni e che hanno lasciato noi tutti attoniti. Noi tutti cittadini che viviamo una pandemia chiusi in casa, che portiamo i nostri figli a scuola rischiando ogni giorno, che siamo costretti a chiudere le attività commerciali, che vediamo aumentare in maniera esponenziale il numero delle persone in difficoltà, che aspettiamo e speriamo in vaccini che ci dicono sicuri, ma le cui dosi non si sa quando e se arriveranno per tutti, che contiamo i nuovi contagiati fra gli amici e le persone care. E dunque, dopo le performance per la conquista del potere “a tutti i costi”, abbiamo un nuovo Governo. Ma, mi chiedo, non avrebbe dovuto essere un Governo di alto profilo?
E perché vedo nei “nuovi” ministri proprio coloro che hanno portato questo paese a diventare ciò che è diventato?
E come potranno costoro dare all’Italia quell’ “alto profilo” che avrebbero dovuto renderle?

Certo è presto per esprimersi, dobbiamo aspettare le “prime mosse”, ma credo di essere ampiamente legittimata a esprimere qualche perplessità. E continuo col pormi alcune semplici e banali domande: come si proseguirà nella revisione dei decreti sicurezza avviata dal Conte 2 avendo il partito “promotore” di tali decreti al governo?
Come si procederà nella “transizione ecologica” avendo al governo anche chi sostiene la necessità di opere come il ponte sullo stretto o altre di notevole impatto ambientale? E come affronteranno “opposte visioni” il problema del calo dell’occupazione che secondo i dati dell’Istat solo nello scorso dicembre è stato di 101mila unità (di cui 99mila donne: il 98% del totale)?

La situazione di estrema crisi nella quale viviamo e sulla quale la pandemia ha agito estremizzando e mettendo a nudo le disuguaglianze non credo possa essere risolta facendo ricorso a chi di quel modello “perdente” è il sostenitore e soprattutto in una situazione di estremo “pasticcio ideologico”. Bisognerebbe, invece, avere il coraggio di mettere in discussione proprio quel modello di “sviluppo” che ha generato le storture e che tende a cancellare le persone in nome del profitto, realizzando alternative serie che rientrino in una “visione” nuova e ben definita e che riescano a risollevarci dal dramma nel quale siamo precipitati. E anche con tutto l’ottimismo e la fiducia possibili, non mi sembra che questi “nuovi” ministri possano portarci su queste strade.