Il Diario dell'Argonauta.16 - Napoli - Juventus non è una partita come altre. Se capita il 13 febbraio, poi...

- Cultura Spettacolo di Anteo Di Napoli

Ho dedicato a mia moglie un fotomontaggio (ringrazio i cuori azzurri Gerardo e Marino), nel quale la mia testa sostituisce quella di Lorenzo Insigne, che, dopo il gol segnato alla Juventus, ha scoperto una maglia con la scritta: “Buon San Valentino, amore mio”.

Qual è la misura del passivo che potrebbe salvare quantomeno l’onore, mi ero chiesto prima della partita, a cui mi ero avvicinato come il condannato a morte che si avvia al patibolo, sperando di lasciare come ultima immagine per i posteri il suo fiero contegno e non la testa decollata rotolante nella cesta.

Tutto faceva presagire il bagno di sangue: le sconfitte in serie del Napoli, desuete dopo un decennio di successi, la decimazione subita dalla squadra per Covid e infortuni (convocati ragazzi della primavera), il clima avvelenato, con l’allenatore Rino Gattuso da settimane sul banco degli imputati.

Avevo sdegnosamente rifiutato la benda che mia moglie mi offriva, suggerendomi di non vedere la partita, come lei poi ha scelto di fare. “Ho capito che il Napoli stava vincendo quando ho sentito i tuoi lamenti trasformarsi in una specie di preghiera”, mi ha confessato a fine partita, aggiungendo di vedermi stremato più che felice.

Gli azzurri, con una prestazione di straordinario sacrificio, simboleggiata da Lozano, rimasto in campo “con una gamba sola” per non lasciare i compagni in 10, hanno respinto gli assalti dei bianconeri, scesi a Napoli con la “orgogliosa sicurezza” di fare un sol boccone del mal ridotto avversario.

Napoli-Juventus non è una partita come le altre, specialmente se si gioca un 13 febbraio, anniversario della fine dell’indipendenza napoletana, con la resa a Gaeta dell’ultimo re di Napoli, Francesco II, dopo quattro mesi di feroci bombardamenti (e centinaia di morti) dell’esercito piemontese di Vittorio Emanuele II, passato però alla storia come “padre della patria” e non come “re bomba” (destino dei vincitori).

L’origine ancestrale dell’acerrima rivalità con la compagine torinese nasce da quell’assedio e dalla conseguente fine di Napoli capitale del Sud!