Il centrosinistra impacciato, diviso e incerto nei fatti sta agevolando la riconferma di Mastella

- Opinioni di Carlo Panella

Tocca scrivere fin da ora delle elezioni comunali di Benevento che, pandemia permettendo, si svolgeranno in primavera. Tocca farlo perché, a fronte del riproporsi del ceppalonese sindaco uscente, né nel campo del centrosinistra, né in quello del centrodestra si sono create delle coalizioni con alla guida candidati sindaci. Già il personale politico di questa realtà è quello che è, se poi anche nel mero schieramento dei contendenti si è deficitari il quadro si fa ancora più deprimente, comunque la si pensi.
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Del centrodestra scriverò a parte. Nell’altro campo, c’è un’altra candidatura in campo, quella di Angelo Moretti per l’associazione Civico22 che, pur con qualche sbavatura comunicativa, sottolineata su questo giornale (clicca per leggere), mira alla realizzazione di un fronte antimastelliano più ampio.

C’è stata poi la firma di un patto d’azione tra il M5S e il PD, preciso: la parte maggioritaria del PD sannita. Quel partito è rumorosamente spaccato e, proprio nel Consiglio Comunale di Benevento, ci sono 3 consiglieri su 6 che addirittura ora vorrebbero sostenere Mastella. Evocano la riproposizione dell’alleanza alle comunali delle elezioni regionali (cioè quella sommatoria-bazaar dove si poteva trovare di tutto, quindi anche Mastella e altri esponenti della destra).

Anche il patto M5S-PD, per la maniera con la quale è stato comunicato, ha mostrato limiti: cani e gatti si sono improvvisamente mostrati a braccetto, senza uno straccio di spiegazione ai beneventani di come sia stato possibile passare dall’odio per l’altro all’amore (anche questo abbiamo sottolineato su questo giornale, clicca per leggere).

Quel che sicuramente preoccupa e infastidisce, coloro che vorrebbero votare per quest’area politica, è che non solo non si sia ancora creata una coalizione, ma che nemmeno si stia prendendo la via per realizzarla.

Non solo ma, nel frattempo, mancando la carne, si inizia anche a sparge del fumo acre e se ne leggono pure di ogni… Qualche buontempone pensa persino di poter proporre, come candidato sindaco contro Mastella, addirittura Fausto Pepe o Erminia Mazzoni !

Cioè, il per anni mastelliano (nato e cresciuto tale) Pepe che - per il centrosinistra - tanto male ha amministrato, per un decennio, da spalancare il portone di Palazzo Mosti nel 2016 ai mastelliani e al centrodestra. Oppure la storica esponente del centrodestra sannita, quella Mazzoni che, sempre nel 2016, a Mastella è stata tanto prossima da essere da lui scelta come vicesindaca (si sono divisi, dopo qualche tempo, ma questo è solo un dettaglio, rispetto a una comune storia di alleanze o militanze nel centrodestra).

Non bisogna essere uno scienziato della politica per comprendere che se a Mastella e ai suoi 5 anni a Palazzo Mosti si volesse opporre personale politico con tali background gli si riconsegnerebbe il Comune: alle copie si preferiscono sempre gli originali.
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Ribadito l’ovvio e cioè che contro Mastella mai si potrà presentare chi mastelliano è stato, alla individuazione del nome per la guida di una coalizione si arriva dopo averla creata. Va prima stabilito cosa si vuol fare assieme. Non un astratto programma, libro dei sogni, contenitore di tutto e di più. Ma l’individuazione di priorità e di percorsi di intervento per la risoluzione di problemi e le proposte per la tenuta e la crescita del territorio e della popolazione che vi risiede.

A partire da come operare daPalazzo Mosti di fronte alla gravissima emergenza sanitaria, e non più da meri spettatori, bensì cooperando, controllando l’operato e se del caso criticando ASL e Azeinda ospedaliera. E a partire anche dalla connessa emergenza sociale, lavorativa, economica: non è che un Comune, in tali campi, possa essere risolutivo, ma quel che può deve farlo e nel migliore dei modi.

Poi ci sono tutte le altre materie su cui proteggere, migliorare e sviluppare (ecologia, aree periferiche e contrade, patrimonio culturale, turismo, trasporti, urbanistica e difesa del territorio, servizi sociali intesi nelle loro più vaste accezioni: l’elenco non è certamente completo).

Fatto ciò, senza indugi ulteriori, bisognerà preparare l’esercito, usando la metafora della guerra. Cioè approntare molte e “attrezzate” liste, perché anche le pietre di Benevento sanno che si arriva al ballottaggio innanzitutto sulla base del numero delle liste a sostegno.

E’ un male, purtroppo: perché vengono eletti per lo più coloro che hanno un maggiore insediamento, sociale e familiare, e non i più capaci ad amministrare una città. E di ciò ne stiamo pagando il conto da decenni. Ma tant’è, e la realtà non si può ignorare, soprattutto se si dice di volerla cambiare.

Infine, si arriva agli assetti, al candidato sindaco e, se dovessero essercene di più, anche a un possibile ticket sindaco-vicesindaco, indicati entrambi prima agli elettori. Quindi campagna elettorale a tutto spiano, perché bisogna raggiungere quanti più elettori possibili: più tempo si avrà a disposizione meglio sarà.
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E’ un percorso complicato, richiede pazienza e – vera – voglia di raggiungere l’accordo, senza furbizie e riserve mentali. Tutti i possibili contraenti devono porsi ed essere alla pari, nessuno deve chiedere a un altro di sottoscrivere qualcosa che l'altro non ha prima contribuito a scrivere: chiaro?

Tutti si devono sedere a un tavolo e scrivere il comune patto. Ci vorranno varie settimane per provarci e riuscirci ecco perché si è già in grave ritardo: Mastella, alla sua maniera, invece è all’opera da un pezzo, praticamente è sempre in campagna elettorale.

Continuando con questo andazzo, a marciare separati e, cominciando pure a criticarsi, ad attribuire l’uno all’altro ambizioni egemoniche, anche il centrosinistra nei fatti, tagliando a più mani il ramo su cui è seduto, sta lavorando per la rielezione di Mastella.

E, perché nessuno possa sentrisi escluso, mi riferisco a PD, M5S, Civico22, Città Aperta e quanti altri dice di volerlo fare sloggiare da Palazzo Mosti, ma non agisce concretamente e seriamente in tal senso. Le rincorse affannose, tardive e raffazzonate alla vigilia del voto non ridaranno il fiato che prima si è voluto sprecare.

Se tutto questo ragionamento dovesse apparire troppo difficile da comprendere e mettere in pratica, ci si concentri su queste poche righe finali: coloro che stentano tanto già nel mettersi d’accordo su cosa fare e con chi, finiscono per fare da subito immaginare agli elettori, se pensati a Palazzo Mosti, un quadro ancora più negativo di quello patito dal sindacato Mastella.