Vaccini - Papa Francesco a Roma e don Francesco a Benevento: se il negazionista predica dall'altare e dirige in Curia

- Ambiente Sanità IlVaglio.it
La Curia Arcivescovile di Benevento
La Curia Arcivescovile di Benevento

La celebrazione delle ore 19 di sabato 23 gennaio in San Bartolomeo apostolo, a Paduli, s’è ritrovata suo malgrado ad avere un’eco mediatica notevole (articoli su quotidiani e siti d'informazione locali, oltre la consueta cinghia di trasmissione dei social) sin da qualche minuto dopo lo ‘ite Missa est’. L‘omelia dell’officiante, il parroco di Sant’Arcangelo Trimonte in ‘sostituzione’ del titolare della parrocchia, nella circostanza assente per altri impegni, ha suscitato scalpore e critiche per via di alcuni suoi contenuti, che non riguardavano la parola di Dio ma le vaccinazioni antiCovid, e dunque frutto di valutazioni personali.

Lo scorso 18 settembre 2020 l’Arcivescovo di Benevento Felice Accrocca ha reso nota la nomina del nuovo parroco di Santa Maria Maggiore, a Sant’Arcangelo Trimonte, il cui insediamento è avvenuto domenica 9 ottobre. Si tratta del beneventano don Francesco Collarile, già impegnato anche in Diocesi nella qualità di vicedirettore delle comunicazioni sociali (il direttore attuale è don Maurizio Sperandeo) e domenica 24 gennaio, cioè appena la mattina dopo l'episodio che lo ha visto protagonista ed i titoli già affacciatisi sul web (“Paduli, l’assurda predica negazionista di Don Francesco. Il sindaco: “Avventato”, così Anteprima 24 ad esempio), concelebrante nella messa tenutasi in Cattedrale con lo stesso Vescovo Accrocca al cospetto di una platea di operatori (e dei vertici dell'Ordine) dell’informazione sannita, appunto nel giorno della ricorrenza di San Francesco di Sales, il Santo patrono dei giornalisti (essendo peraltro, don Francesco, “giornalista anch’egli”, ha ricordato Gazzetta di Benevento).

Il brevissimo profilo è sufficiente per comprendere anche quale ruolo abbia don Francesco. E magari quale obbligo proprio per il suo ruolo: non battere la strada delle opinioni quando a parlare è il sacerdote sull’altare.

Converrà, allora, gettare un modesto sassolino nello stagno per ricordare – in via generale - la correlazione fra il giornalista/comunicatore e la sovrabbondanza di informazioni in circolo (e dunque, il tentativo ‘etico’ di non soggiacere per quanto possibile alla sirena delle cosiddette fake news).

Converrà, ancora, ricordare che la Diocesi (non) si è mossa in modo… felpato e che la riflessione non è tanto, o non solo, sulla richiesta di rimozione (evidentemente dalla parrocchia in oggetto) avanzata da più parti, ma va allargata – responsabilmente – proprio all’altro ‘ruolo’ di don Francesco.

E infine converrà fare ricorso ancora a un titolo di stampa di qualche settimana fa: “L’appello di papa Francesco per il vaccino: ‘E’ etico, io lo farò. In gioco la salute, ma anche la vita tua e degli altri. Inspiegabile il negazionismo suicida’”. Naturalmente alle parole del papa è seguito il fatto: l’iniezione cioè.