Per “Mastella! Mastella!” come epiteto: arrivano tardi… Io e Cosimo ce lo siamo scambiati per 30 anni

- Opinioni di Carlo Panella
Molinara
Molinara

In una delle non rare gazzarre di cui si rendono protagonisti, da lunga pezza, i parlamentari italiani, pochi giorni fa, in coro, quelli dell’opposizione hanno urlato a quelli della maggioranza: “Mastella ! Mastella !”.
E’ fatto notorio quel che è accaduto a Roma e sui media circa la sopravvivenza del Governo Conte e il protagonismo, per qualche giorno, avuto o fatto credere in essa dal sindaco uscente di Benevento. Qui da noi, c’è chi dell’essere lui riapparso sulla ribalta – come sindaco del capoluogo - s’è sentito onorato e chi invece ne ha provato tristezza se non vergogna. Punti di vista diversi.
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A me la scena ha ricordato una vicenda personale che riporto perché paradigmatica di passioni politiche da tempo tramontate (mentre c’è chi pensa d’essere intramontabile).

Ebbene, da una trentina d’anni ho cominciato a frequentare – grazie a mia moglie – il suo paese: Molinara, comune bello e abitato da persone cordiali e accoglienti. I suoi genitori avevano come vicino di casa, Cosimo, barbiere e non solo, perché, come tanti nel nostro Sannio, era anche e quotidianamente intento alla sua vigna e al suo orto.

Cosimo, molto più avanti di me negli anni, era missino, di quelli convinti, che accettarono Alleanza nazionale con la morte nel cuore e solo perché “la fiamma” nel simbolo comunque era accesa. Uomo semplice, aveva un grave disabilità: da bambino aveva perso l’udito, per cui sapeva parlare (in maniera non proprio perfetta) ma non sentiva nulla.

Dopo poco, nelle mie frequentazioni molinaresi, le sue idee politiche mi furono note, così come anche a lui le mie, del tutto opposte. Certo, lui ancora era un militante nero, io rosso lo ero stato. Poi, decisomi a fare il giornalista, non lo sono stato più, cercando di essere il più obiettivo possibile, ma ovviamente l'ho fatto con tutto il mio background, a mia volta mai rinnegato.

E così le volte che ci incontravamo, scorgendoci, fin da lontano, ci bersagliavamo, per prenderci in giro, dandoci alternativamente del “Mastella ! Mastella !” (scandendolo a parole e, per la maggiore sicurezza la comunicazione, anche con il plateale gesto dei due indici delle mani ad affiancarsi lateralmente).

Un epiteto scagliato l’uno all’altro non con significato ingiurioso (i nostri rapporti sono stati sempre cordiali) ma più che altro esornativo, epidittico, dimostrativo.

Ma anche ilare: le peregrinazioni del viandante, in tutti quegli anni, ci hanno permesso tante volte di vestire, a turno, sia il ruolo del mittente che quello del destinatario. Ridendo della grossa, la prima volta che ci incontravamo, dopo il cambio di casacca del tempo: i ruoli di sfottente e sfottuto s’invertivano.
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Stavolta non sarà più possibile farlo, non tanto perché il viandante non è ancora riuscito a rimediare la locanda dello schieramento pro-tempore, ma perché da 5 anni Cosimo non c’è più.

Quando era ai suoi ultimi giorni in ospedale mi fece sapere che avrebbe voluto salutare uno dei suoi “camerati importanti di Benevento”. Riferii il suo desiderio a Sandro D’Alessandro, l’ex sindaco, a sua volta “camerata doc e di seconda generazione” e lui, generoso e garbato come notoriamente è (Sandro è mio cugino, ma solo la politica ci divide e nettamente: la vicenda di Piazza S. Sofia-Piazza Matteotti del resto lo ha testimoniato con tanta evidenza), andò a trovarlo, poco prima che morisse. Cosimo fu contento per la illustre visita al suo capezzale di quel suo mondo che stava per lasciare.

Un piccolo mondo antico, certo, che non c’è più, ma che nella sua ingenua semplicità ho sentito come una necessità di dover ricordare, anche pubblicamente. Mentre in quelle aule “sorde e grigie…” altri, nel piccolissimo mondo attuale e senza i nostri background di un tempo, iniziano a lanciarsi solo ora, con tanto ritardo, i “Mastella! Mastella!”.