PD-M5S: l’avvio della coalizione del cambiamento. Ma devono parlar chiaro e spiegarsi con gli elettori

- Opinioni di Carlo Panella

Pur con qualche seria lacuna comunicativa, hanno fatto bene M5S e PD di Benevento ad annunciare che correranno assieme alle prossime elezioni comunali in primavera. Mossa tanto utile quanto necessaria per non farsi incastrare indugiando, da possibili accordi di vertice napoletani o romani - nello specifico del PD - con Mastella tesi a obbligare addirittura alla riconferma del ceppalonese come primo cittadino di Benevento.

E infatti immediata è stata la reazione del PD campano, per il quale la specificità del Sannio e della sua situazione politica, è chiaramente l’ultimo degli interessi. Reazione ansiosamente tesa a cercare di “far rientrare i buoi nella stalla”. Ma ormai il dado è tratto e - almeno di non far passare per gli ultimi idioti e degli insignificanti la maggioranza dei dirigenti del PD beneventano e sannita – PD e Mastella correranno in competizione, l’un contro l’altro, nelle urne.
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Prima di sottolineare i sopraccitati limiti comunicativi della decisione comune di M5S e PD, va rimarcato l’altro aspetto positivo della irrevocabile decisione presa: quello di porsi in maniera paritaria in vista della coalizione che sarà; di non considerarsi bastevoli, ma aperti ai settori della società e, come hanno voluto sottolineare, ai movimenti civici.
Tutto ciò, ben sapendo i due partiti firmatari, che una candidatura a sindaco civica già c’è, com’è noto, quella di Angelo Moretti.

Ora, da questo inizio necessario e soprattutto urgente (come detto, per non farsi incastrare un domani) bisogna far partire - con altrettanta solerzia - il discorso comune, tra PD, M5S e le altre forze che vorranno starci.

1. Da subito per un programma comune snello, attuabile e comprensibile ai più. E i più sono quelli che non si interessano di politica e non ne conoscono i linguaggi e i riferimenti, i vezzi: per cui, ad esempio, per non iniziare con il piede sbagliato, si bandiscano in futuro, nella comunicazione che è destinata innanzitutto agli elettori (che hanno anche diversi gradi di istruzione), termini che appaiono francamente onanistici e narcisistici come ‘governance’ e ‘leadership’, improvvidamente usati nel comunicato congiunto di cui parliamo. Rendersi incomprensibili è il primo passo per rendersi indigeribili.

2. Subito dopo (al massimo entro il mese di febbraio) devono individuare – senza alcuna pretesa egemonica o imposizione da parte di tutti i partecipanti alla coalizione – il candidato sindaco che del programma dovrà essere la fisica rappresentazione; per poter poi darsi da fare a predisporre le liste che non dovranno essere poche, data la peculiarità del voto per le Comunali.
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E veniamo alle note dolenti.
Non solo i due partiti devono stare attenti nello scrivere e nel comunicare in modo comprensibile alla generalità, ma non di meno non devono pensare di poter fare i furbi, nascondendo la polvere sotto i tappeti. PD e M5S non possono non ricordare ai beneventani che, in un passato recentissimo, fino all’autunno del 2019, sono stati tra loro fieri e acerrimi avversari, se non nemici: a tutti i livelli, nazionali, regionali e locali. E che a livello regionale lo sono ancora.

Il fatto che a Roma abbiano deciso di governare assieme e che probabilmente potranno correre assieme alle prossime Politiche non esime dal ricordare, con responsabile chiarezza, ai beneventani che, sì, si è stati nemici ma che ora non lo si è più, spiegandone i motivi.

Se no, da una parte si può far pensare che PD e M5S considerino l’elettore uno sprovveduto capace di bersi di tutto; dall’altra parte possono tranquillamente beccarsi l’accusa di essere trasformisti; e su quel terreno, trasformismo per trasformismo, gli elettori probabilmente a loro (che ne sarebbero la copia) preferirebbero l’originale (Mastella che, del cambiamento di campo politico, è il campione).
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PD e M5S si propongono, assieme ad altri, come alfieri del cambiamento di una rigenerante, nuova, primavera beneventana. Per poterlo diventare devono ottenere il consenso degli elettori e quindi innanzitutto non solo essere, ma anche apparire, credibili.

Perché non solo Mastella ha un passato come minimo da spiegare (se non da far dimenticare, a seconda dei punti di vista…), ma lo hanno anche il PD e il M5S. Per cui - sarà banale, ma ciò non di meno vero - per poter avere un futuro bisogna aver saputo fare i conti con il proprio passato. E ciò va fatto, con chiarezza e alla luce del sole.