Il voyeurismo politico nello sbirciare i redditi di sindaco, assessori e consiglieri comunali di Benevento

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Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento
Palazzo Mosti, sede del Comune di Benevento

Nella (s)mania di classifiche di fine o inizio anno, si ritaglia uno specifico (e stavolta passivo) spazio – ovviamente mediatico – l'elencazione dei redditi degli amministratori cittadini - sindaco, assessori e consiglieri comunali. Squadernati in ordine decrescente, dalla cifra più alta alla più bassa che emerge dalla pubblicazione delle rispettive dichiarazioni, ovvero dalla denuncia – di parte – al Fisco.

Ricorda, come sempre invano, il dizionario Treccani che lo specchietto per le allodole in senso figurato è una “azione, comportamento, atteggiamento che ha il fine di attirare, allettare e ingannare le persone ingenue”, cioè noi lettori – nel caso. Spinti a curiosare, a confrontare, appunto a classificare. A valutare chi dalla politica trae il maggior sostentamento, chi non avrebbe bisogno di alcun appannaggio, chi ha più o meno proprietà.

Si tratta di appoggiare l'occhio al buco della serratura, e sbirciare. E magari trarre linfa populista e alimentare rancore, risentimento, invidia; porre a confronto, nella somma, il 'privilegio' della casta e il destino gramo dell'individuo che certe cifre può solo sognarsele.

Ridotta ai minimi termini, la questione è semplice: siamo davanti ad una non-notizia, che diventa il suo contrario con il precipuo scopo di vellicare il pelo sullo stomaco (se c'è, se no facendolo crescere).

La realtà ci racconta che siamo dinanzi alla norma e non all'eccezione: articolo 14 del decreto legislativo 33/2013, “Obblighi di pubblicazione concernenti i titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo e i titolari di incarichi dirigenziali”.

Sarebbe (stato) sufficiente, insomma, ricordare il rispetto, in ossequio alla richiamata 'trasparenza', di un dettato normativo: il passaggio ulteriore – le cifre, la graduatoria giocoforza a esse legate – è voyeurismo politico, sul quale alcuni gruppi e associazioni hanno peraltro costruito la loro, immeritata, fortuna elettorale (in via di esaurimento, meno male).